
Rivarolo Canavese piange Renato Poro Marchetti, una vita tra montagne e sport: «Lascia un vuoto incolmabile»
Ci sono persone che sembrano appartenere ai luoghi che amano. Renato Poro Marchetti apparteneva alle sue montagne, ai sentieri percorsi di corsa, alle salite affrontate in bicicletta, alla neve attraversata con gli sci, alle cime raggiunte insieme agli amici. Sempre con quel sorriso che oggi ritorna in decine di fotografie e nei tanti messaggi di chi non riesce ancora a credere che non ci sia più.
La sua improvvisa scomparsa, avvenuta giovedì primo ottobre 2026, ha profondamente colpito Rivarolo Canavese e l’intero mondo dello sport e dell’alpinismo canavesano. Renato aveva 72 anni e per moltissimi appassionati della montagna era molto più di un compagno di escursioni: era un punto di riferimento, un organizzatore, un atleta straordinario e soprattutto un amico.
«Per noi la montagna è vita», aveva scelto come messaggio per accompagnare la propria immagine sui social. Poche parole che oggi sembrano raccontare meglio di qualsiasi altra descrizione ciò che la montagna aveva rappresentato nella sua esistenza.
Originario di Spineto, frazione di Castellamonte, Renato Poro Marchetti era nato nell’aprile del 1954. Runner e ciclista di grande esperienza, scalatore, alpinista e scialpinista, aveva costruito negli anni un rapporto profondissimo con lo sport di montagna, affrontato con passione e con una capacità fisica che sorprendeva anche compagni molto più giovani. Si era specializzato nell’ultratrail e nelle gare di resistenza su strada, senza tuttavia perdere il piacere delle escursioni più semplici e soprattutto della condivisione.
Era una presenza importante nella sezione di Rivarolo Canavese del Club Alpino Italiano, dove svolgeva il ruolo di capo-gita ed era apprezzato anche come preciso revisore dei conti. «Ciao Renato. Continua a sorriderci anche da lassù», è il messaggio con cui il consiglio direttivo del Cai rivarolese lo ha salutato. «Grande entusiasta, sempre disponibile e sorridente e forte atleta di montagna. Scalatore, alpinista, scialpinista, ciclista e corridore di livello eccellente. Lascia un grande vuoto».
Un vuoto altrettanto profondo nel Gruppo Sci-Alpinistico del Cai Uget, del quale Renato era una presenza costante. A ricordarlo con parole cariche di affetto è Stefano Oldino: «Era una colonna portante e un riferimento per tanti di noi per la sua simpatia, forza fisica ed entusiasmo. Era l’emblema della salute e della vigoria. Era un problema stargli dietro nelle gite sugli sci, in bici o a piedi».
Oldino ricorda soprattutto l’uomo che si nascondeva dietro l’atleta capace di imprese fuori dal comune: «Mi ritengo fortunato ad averlo avuto come compagno in tante scorribande, di solito quelle super impegnative, dove dava punti a gente con trent’anni di meno. Ma così come lo si trovava impegnato in exploit riservati a pochi, non disdegnava gite umili. Era sempre positivo e sorridente». Poi il saluto più difficile: «La dipartita di Renato crea un vuoto incolmabile, a livello umano prima di tutto. Conoscerti è stato un privilegio e un onore».
Il cordoglio ha rapidamente superato i confini delle associazioni sportive. Claudio Succio, sindaco di Bairo, lo conosceva da molti anni: «Renato era un amico. Era un uomo di sport a 360 gradi, una persona di grandi valori: educata, riservata e generosa. Era sempre pronto ad aiutare gli altri e a collaborare nell’organizzazione di tante manifestazioni. Ci siamo visti l’ultima volta al Tour de l’Avenir. Lascia in chi l’ha conosciuto un ricordo indelebile».
Anche dal mondo delle competizioni sono arrivati messaggi che raccontano quanto Renato fosse conosciuto e amato. «Se ne va un pezzo del nostro cuore – hanno scritto gli organizzatori della BellaDormiente Sky Race –. Ciao Renato, la tua gioia di vivere e il tuo entusiasmo ci accompagneranno per sempre».
Il Team Peretti, squadra podistica alladiese, lo saluta invece ricordandolo come tutti erano abituati a vederlo: pronto a partire ancora una volta. «Renato, te ne sei andato all’improvviso e hai lasciato un grande vuoto nella nostra vita. Vogliamo ricordarti così, sempre pronto a una nuova avventura. Ti porteremo sempre nel cuore».
Renato Poro Marchetti lascia la moglie Domenica Michela e la figlia Alessia, attorno alle quali in queste ore si sono stretti amici, compagni di sport e quanti hanno condiviso con lui un tratto di strada.
Resteranno le gare, le salite, le giornate sulla neve e quelle interminabili escursioni nelle quali riusciva ancora a mettere in difficoltà uomini molto più giovani. Ma resterà soprattutto il ricordo di quell’uomo disponibile e sorridente che non aveva bisogno di grandi parole per spiegare ciò che amava.
Gli erano bastate cinque: «Per noi la montagna è vita». E per Renato Poro Marchetti lo è stata davvero, fino all’ultimo sentiero.