
Cuorgnè, i rocchetti della storica Manifattura tornano a vivere grazie ai giovani della cooperativa “Andirivieni”
Sono rimasti per decenni in una cantina, silenziosi testimoni di una stagione che ha segnato profondamente la storia di Cuorgnè. Un tempo avvolgevano il filo lavorato nella Manifattura, oggi quegli stessi rocchetti sono pronti a diventare il filo ideale che unisce il passato industriale della città alla creatività delle nuove generazioni.
È questo il significato di “Il filo che ritorna”, il progetto nato dal ritrovamento di alcuni rocchetti provenienti dalla storica Manifattura di Cuorgnè e destinati ora a trovare una seconda vita grazie ai giovani della Cooperativa sociale Andirivieni. Saranno reinterpretati e trasformati in oggetti decorativi e piccoli manufatti, che successivamente potranno essere proposti ai cittadini.
Per oltre un secolo la Manifattura ha rappresentato molto più di uno stabilimento industriale. Tra filatura e torcitura del cotone, migliaia di donne e uomini hanno lavorato al suo interno, contribuendo allo sviluppo economico e sociale di Cuorgnè e costruendo, attraverso il proprio lavoro, il futuro di intere generazioni e di tante famiglie canavesane.
L’attività produttiva cessò nel 1991, ma una parte di quella storia continuò a vivere anche attraverso piccoli oggetti conservati da chi nella Manifattura aveva riconosciuto un pezzo della propria vita e della propria comunità.
Alcuni di quei rocchetti erano stati custoditi nella propria abitazione da Mariuccia Pezzetto, scomparsa dopo aver raggiunto i cento anni. Per molto tempo sono rimasti nella cantina della casa dove aveva vissuto insieme alla sorella Rita, fino a quando sono stati recentemente ritrovati dal nipote Beppe Pezzetto.
Da qui è nata l’idea di non lasciare nuovamente quegli oggetti nell’ombra, ma di consegnarli ai ragazzi di “Andirivieni” affinché possano trasformarli, attraverso creatività e manualità, in qualcosa di nuovo. Un percorso che mette insieme memoria, inclusione, solidarietà ed economia circolare, recuperando materiali destinati altrimenti a rimanere inutilizzati e attribuendo loro un nuovo significato.
Non si tratta dunque soltanto di realizzare piccoli manufatti. Il progetto permette di riportare alla luce un frammento della memoria collettiva cuorgnatese e, contemporaneamente, di offrire ai giovani un’occasione concreta per esprimere capacità, fantasia e competenze, lavorando insieme attorno a un oggetto che appartiene alla storia della città.
Ed è proprio l’immagine del filo a racchiudere il senso dell’iniziativa. «Un tempo questi rocchetti avvolgevano il filo prodotto nella Manifattura – sottolinea Beppe Pezzetto –. Oggi sono essi stessi il filo che lega la fatica delle donne e degli uomini di ieri alla creatività dei giovani di Andirivieni, la memoria alla solidarietà e la mia famiglia alla propria comunità».
Un filo interrotto dalla chiusura della fabbrica oltre trent’anni fa che, grazie a quei vecchi rocchetti recuperati da una cantina, torna simbolicamente a svolgersi. Questa volta non più tra i macchinari della Manifattura, ma nelle mani dei giovani chiamati a dare una forma nuova a un piccolo pezzo della storia di Cuorgnè.