
Favria, addio a Mario Enrietti, “Mario ‘l barbé”: una vita dietro la sua bottega e la Medaglia di bronzo al valor civile
Favria piange Mario Enrietti, per tutti “Mario ‘l barbé”, scomparso a 96 anni. Un volto conosciuto da generazioni, storico barbiere del paese, uomo di sport e soprattutto una di quelle persone capaci di lasciare una traccia profonda senza avere mai cercato di mettersi in mostra. Una vita lunga, trascorsa tra famiglia, lavoro e comunità, nella quale trovano posto anche due gesti coraggiosi compiuti per salvare altrettanti bambini. Uno di questi gli valse la Medaglia di bronzo al valor civile, riconoscimento ricordato anche nel manifesto funebre.
A tratteggiarne un ritratto particolarmente intenso è l’ex sindaco Giorgio Cortese, legato a Enrietti da un’amicizia durata oltre quarant’anni. Quando Cortese arrivò a Favria nel 1985, Mario fu uno dei primi volti che imparò a conoscere: la sua bottega si trovava proprio nel condominio nel quale l’ex primo cittadino aveva scelto di abitare e dove vive ancora oggi.
Da allora le loro vite si sono incrociate per 41 anni. Negli ultimi tempi gli incontri erano diventati quasi quotidiani. Si parlava della salute e delle difficoltà che entrambi stavano affrontando, ma anche della Juventus, di Favria e del Victor Favria, società nella quale Enrietti era stato calciatore, allenatore e dirigente. E riaffioravano le memorabili sfide del Primo Maggio tra celibi e ammogliati, testimonianza di un paese nel quale il calcio era soprattutto occasione di amicizia e condivisione.
Nel suo commosso saluto Cortese mantiene anche una promessa fatta all’amico: raccontare pubblicamente due episodi della vita di Mario che lui stesso gli aveva confidato con grande semplicità.
Il primo risale agli anni Cinquanta, quando alcuni bambini stavano giocando vicino a una roggia. Uno dei più piccoli, intento a seguire una barchetta di legno, perse l’equilibrio e cadde nell’acqua. La corrente cominciò a trascinarlo verso un tubo di scarico. Mario, che si trovava nella sua bottega, sentì le richieste d’aiuto, corse sulla sponda e riuscì ad afferrare il bambino. Nonostante la forza dell’acqua, non mollò la presa e riuscì a riportarlo a riva. Il piccolo era fradicio e spaventato, ma vivo. Enrietti si assicurò che stesse bene e poi tornò al suo lavoro, senza clamore.
Anni dopo un’altra emergenza. La quiete del paese fu interrotta dalla corsa di un cavallo imbizzarrito che trascinava un carro sul quale si trovava un bambino. Mario uscì dalla bottega, raggiunse l’animale in via San Rocco e afferrò le briglie. Il cavallo continuò a correre trascinandolo, ma lui non lasciò la presa, fino a quando la corsa terminò nei pressi del muro della vecchia cappella e il bambino poté essere tratto in salvo.
Quell’intervento gli valse un riconoscimento ufficiale: la Medaglia di bronzo al valor civile. Eppure, nel ricordo di Cortese, Mario non trasformò mai quella medaglia in un trofeo da esibire. Per lui contava soprattutto che quel bambino fosse tornato sano e salvo alla propria famiglia.
«Una persona non ha bisogno di grandi monumenti per lasciare una traccia. A volte basta ciò che ha fatto per gli altri», scrive l’ex sindaco nel suo ricordo. E affida alla comunità una frase che racchiude il senso di quelle due storie: Mario ha lasciato due bambini in più sulla strada della vita.
Accanto all’uomo capace di quei gesti c’era però soprattutto il Mario della quotidianità: il barbiere nella sua bottega, il padre di famiglia, l’amico con il quale fermarsi a parlare, l’appassionato di calcio e il favriese che aveva attraversato decenni di trasformazioni del paese.
Mario Enrietti lascia la moglie Giuseppina, il figlio Roberto con Simonetta, le cognate Paolina e Marisa, il figlioccio Eraldo con Fabrizia, Erica ed Eliana con Gianni, Lorenzo e Giulia, il nipote Fabrizio con Grazia e Federico, i consuoceri Carla e Domenico, i cugini, i parenti e gli amici.
La salma è visitabile alla Camera Mortuaria dell’R.S.A. San Francesco di Rivarolo Canavese. I funerali saranno celebrati mercoledì 23 settembre alle 10 nella chiesa parrocchiale di Favria. Dopo la funzione religiosa si proseguirà per il Tempio Crematorio di Mappano. La veglia di preghiera è invece prevista martedì 22 settembre alle 20.30.
Favria saluta così il suo “Mario ël barbé”. Novantasei anni di vita, una bottega diventata parte della memoria del paese e due bambini salvati quando non c’era tempo per pensare. Non cercava riconoscimenti, ma quando arrivò il momento di agire non rimase a guardare. Ed è forse questo il ricordo più semplice e più forte che lascia alla sua comunità.