Chivasso, medico condannato per pedopornografia: quattro anni e 6 mesi di carcere per attività nel dark web

31/01/2026

Quattro anni e sei mesi di reclusione. È la condanna inflitta dal Tribunale di Torino a un medico 43enne residente a Chivasso, riconosciuto colpevole di produzione di contenuti multimediali con sfruttamento di minori, detenzione di materiale pedopornografico e associazione a delinquere. La sentenza è arrivata al termine di un procedimento celebrato a porte chiuse con rito abbreviato: il pubblico ministero aveva chiesto una pena più pesante, pari a cinque anni e quattro mesi di carcere.

L’uomo, arrestato la scorsa estate, dopo un primo periodo di detenzione in carcere si trova attualmente agli arresti domiciliari. Le indagini, complesse e di lunga durata, sono state condotte dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online della Polizia Postale e delle Comunicazioni, con il supporto del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Torino. Gli investigatori hanno ricostruito un’attività criminale protratta per oltre dodici anni, all’interno di community illegali attive nel dark web, a partire almeno dal 2013.

Attraverso operazioni sotto copertura, gli agenti sono riusciti a collegare il medico a diversi pseudonimi utilizzati nelle piattaforme clandestine, ricostruendo il suo ruolo nello scambio e nella produzione di materiale illecito. La perquisizione domiciliare ha portato al sequestro di numerosi dispositivi elettronici, sui quali sarebbero stati trovati contenuti riconducibili a reati di pedopornografia e prove di contatti diretti con minorenni, anche attraverso chat e canali riservati.

Secondo l’accusa, il professionista avrebbe inoltre intrattenuto rapporti con altri membri di una rete criminale organizzata. Tra i contatti emersi figura anche un sacerdote bresciano, la cui posizione è ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria e oggetto di approfondimenti investigativi separati.

La sentenza rappresenta un passaggio significativo in un’indagine che ha messo in luce l’esistenza di circuiti criminali strutturati e duraturi nel tempo, capaci di operare nell’ombra della rete per anni. Un caso che riaccende l’attenzione sulla necessità di un presidio costante e specializzato contro i reati online a danno dei minori, uno dei fronti più delicati e complessi della criminalità contemporanea.

F.S.

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