A maggio il pignoramento dei beni di Mauro Esposito, l’imprenditore che denunciò la ‘ndrangheta

13/02/2017

Non c’è pace (e posto) per i cittadini onesti: ne sa qualcosa l’imprenditore Mauro Esposito, 51 anni, titolare della società di progettazione Me Srl di Caselle che, ancora una volta, rischia di vedere pignorata casa e studio. Mauro Esposito è un testimone di giustizia. Nell’ambito del processo “San Michele” ha testimoniato contro i boss della ‘ndrangheta e contro quegli estorsori che lo avevano preso di mira perchè in qualità di progettista e di direttore dei lavori di un cantiere edile che avrebbe dovuto costruire per conto della società Rea, un’ottantina di alloggi alla periferia di Rivoli, non aveva accettato di effettuare una variante (ingiustificata) per due milioni di euro. Con quel diniego ha avuto inizio il calvario di Mauto Esposito. Avvertimenti neanche troppo velati prima, minacce di morte poi e le richieste estorsive: sopravviene la depressione (più che comprensibile) ma Mauro Esposito non ha rinunciato a rendere pubblica la sua incredibile situazione. Ha denunciato tutto alla magistratura, ha fatto arrestare gli esponenti della criminalità organizzata che sono finiti sotto processo e sono stati condannati dai giudici.

Intanto, mentre il processo penale era in corso, si sono fatte vive l’Agenzia delle Entrate e l’Inarcassa che gli hanno chiesto di pagare un milione di euro entro un mese, pena il pignoramento di tutti i suoi beni. L’imprenditore, nel frattempo, ha perso una commessa da ben 12 milioni di euro in Oman con la conseguente e repentina chiusura della locale società di progettazione e ha dovuto licenziare metà della quarantina di dipendenti impiegati presso lo studio di Caselle. Nel contempo, grazie all’intervento del senatore Stefano Esposito, membro della Commissione Antimafia, dell’imprenditore Pino Masciari (primo illustre testimone di giustizia calabrese), del consigliere regionale del Pd Antonio Ferrentino e del deputato Davide Mattiello, la procura aveva temporaneamente sospeso il pagamento delle imposte dovute.

ESPOSITO DENUNCIATO DALLA SOCIETA’ COSTRUTTRICE E CONDANNATO A RIMBORSARE LE PARCELLE INCASSATE FINO AL 2007

La società Rea che ha finanziato i lavori del quartiere residenziale ha denunciato Mauro Esposito, chiedendo la restituzione delle parcelle pagate. A seguito di quella denuncia, è iniziato un processo civile al termine del quale l’architetto è stato condannato in primo grado perchè i giudici hanno applicato una legge emanata dal governo fascista che stabilisce che le società di ingegneria non possono eseguire lavori per i privati. La sentenza è stata impugnata ma in secondo grado è stata confermata, sancendo l’obbligo per Mauro Esposito di restituire le parcelle incassate. E’ bene sottolineare che nel 2007 la legge Bersani di fatto ha cancellato quella legge ormai antiquata ch,e se se applicata causerebbe la persita del posti di lavoro a 300 mila dipendenti impiegati nelle società di progettazione, ma ci si è dimenticati di emanare i decreti attuativi. Il solito “pasticciaccio” all’italiana, insomma.

Nel frattempo la società Rea ha sostituito l’amministratore condannato al termine del processo “San Michele”, relativo alle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Val di Susa. Al termine del procedimento penale la sospensiva disposta dalla procura è decaduta e la sentenza relativa alla causa civile intentata dalla società per la quale Esposito lavorava, è divenuta immediatamente esecutiva.

ENTRO IL 15 MAGGIO SCATTERA’ IL PIGNORAMENTO DEI BENI

“Questo vuol dire che entro il prossimo 15 maggio pignoreranno tutti i miei beni – spiega amareggiato l’architetto -. Ho fatto il mio dovere di cittadino, mi sono esposto in prima persona, ho denunciato il malaffare e adesso mi trovo costretto a dichiarare fallimento. Non so più che fare. Non mi rimane altro che andare a andare a protestare davanti alla società che mi ha fatto causa. Società che ha cambiato l’amministratore perchè condannato ma il consiglio di amministrazione è rimasto lo stesso”.
E’ una vicenda molto amara quella che ha come protagonista un professionista stimato per la sua onestà e per la sua professionalità. Anzi, più che amara è preoccupante, perchè se lo Stato non è in grado di proteggere fisicamente ed econimcamente coloro che denunciano il malaffare, la battaglia degli onesti è perduta per sempre.

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