Trasporti, Traffico, Sanità e arretratezza sociale: che Canavese dovranno gestire le future generazioni?

02/08/2018

E’ un Canavese sempre più isolato ed emarginato quello che la cronaca ci racconta: un Canavese che nel passato per decenni è stato l’antesignano dell’innovazione e della modernità, su questi settori l’attività di Adriano Olivetti è stata determinante, e che oggi retrocede fino a diventare (quasi) il fanalino di coda delle aree a forte densità industriale. Si tratta di un’analisi pessimista a buon mercato? No. E’ un dato di fatto incontestabile: lo dimostra l’inefficenza della rete stradale che si estende per centinaia di chilometri, affollata all’inverosimile dalla mattina alla sera di migliaia di automezzi pesanti che si incastrano nelle strettoie dei paesi attraversati dalle strade provinciali e che contribuiscono a innalzare la soglia dell’inquinamento dell’aria.

Fino a non molti decenni fa si guardava al Canavese con un senso di invidia mista ad ammirazione. Oggi emerge per l’incapacità di pretendere nuove infrastrutture, percorsi stradali alternativi dedicati al trasporto industriale, di intervenire sulle strutture sanitarie che non siano obsolete,  di dare vita a una rete ferroviaria locale costretta a viaggiare a passo di lumaca perchè la società che gestisce la tratta, non ha adeguati i convogli alle norme nazionali che garantiscono la sicurezza dei passeggeri.

Dov’è finito l’indomabile spirito che ha fatto nascere, con pochi soldi ma con tanta intelligenza e voglia di lavorare, aziende che si collocano nel mercato internazionale per qualità e innovazione. Perchè un’area fortemente industrializzata di primo piano, si trova stretta nella morsa di un’arretratezza che non è giustificabile? Si è più volte puntato il dito, probabilmente a ragione, sulla scarsa rappresentanza politica a livello nazionale.

Alla luce del risultato elettorale scaturito lo scorso mese di marzo dalle urne, la pattuglia di deputati e senatori è decisamente folta. Sono innumerevoli la problematiche e le contraddizioni che caratterizzano il Canavese, che chiedono alle istituzioni di individuare soluzioni concrete per dare risposta alle richieste di un grande territorio e dei cittadini che qui risiedono.

Il Canavese è la fiera delle occasioni perdute: quando c’erano i soldi per realizzare l’ospedale unico del Canavese l’opera non si è fatta per i miopi campanilismi dei sindaci, quando c’erano i denari per costruire le varianti alla ex e famigerata strada statale 460 con lo scopo di deviare il traffico pesante su arterie alternative, allentando la pressione sul territorio e consentendo alle aziende di poter effettuare economie di scala sul trasporto, non si è colpevolmente fatto nulla. E che dire della “Canavesana” su quale oggi si è costretti a stendere un pietoso velo?

Ma che Canavese è quello che oggi arranca faticosamente per continuare a galleggiare? Ma che Canavese è quello che le future generazioni saranno chiamati a gestire? La responsabilità è collettiva. E su questo sarebbe utile fare più di un ragionamento per evitare che un lento declino si trasformi in una inarrestabile tragedia economica.

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