L’acquisizione dei supermercati Borello da parte di Unes Maxi approda in Consiglio regionale. I consiglieri del Partito Democratico Alberto Avetta e Gianna Pentenero hanno presentato un’interrogazione alla Giunta Cirio chiedendo se siano stati avviati contatti con la nuova proprietà e sollecitando l’apertura di un tavolo istituzionale a tutela di lavoratori e territorio.
Al centro dell’iniziativa politica l’operazione che ha portato l’insegna del gruppo lombardo Finiper Canova a rilevare 49 punti vendita Borello sui 52 complessivi, conferiti in una newco destinata al passaggio sotto il controllo Unes. Due negozi saranno ceduti a terzi, uno resterà alla famiglia fondatrice, mentre la componente immobiliare resta esclusa dall’accordo.
I numeri delineano il peso dell’operazione: oltre 171 milioni di euro di fatturato stimato nel 2025 e circa 800 dipendenti coinvolti. Unes ha inoltre annunciato un piano di investimenti da 20 milioni di euro per il 2026, destinato alla ristrutturazione di 35 punti vendita e all’apertura di sei nuovi store. Le insegne, è stato assicurato, resteranno Borello.
«Auspichiamo continuità per una storia imprenditoriale tipicamente piemontese – dichiarano Avetta e Pentenero – tutelando le prospettive contrattuali degli 800 lavoratori e la presenza capillare nei piccoli comuni». I consiglieri chiedono anche il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per rassicurare dipendenti e amministrazioni locali.
Fondata sulla collina torinese, Borello ha costruito negli anni un modello di distribuzione di prossimità, radicato nei quartieri e nei centri minori, spesso punto di riferimento commerciale e sociale.
Dal fronte aziendale, Unes parla di integrazione e sviluppo. «Non è solo un’espansione della rete – spiega il direttore commerciale Armando Strano – ma un percorso nato da una visione condivisa che garantirà continuità e nuove opportunità».
Sulla stessa linea il fondatore Fiorenzo Borello, che definisce l’ingresso nel gruppo nazionale «un’opportunità di crescita nel rispetto dei valori aziendali».
Le insegne resteranno, ma sarà l’evoluzione industriale a misurare l’equilibrio tra identità locale e strategia nazionale, in un passaggio seguito con attenzione anche dalle istituzioni piemontesi.
