
Sanità, il sindacato NurSind diffida la Regione e le Asl: «No a SPID, CIE e telefoni personali per lavorare»
Nuovo fronte di tensione nella sanità piemontese sul tema della digitalizzazione. NurSind Piemonte ha inviato una diffida alla Direzione Sanità della Regione e ai direttori generali delle Aziende sanitarie regionali contestando le modalità con cui si starebbe dando attuazione all’autenticazione a due fattori, la cosiddetta MFA, per l’accesso ai sistemi informatici utilizzati anche per le ricette dematerializzate.
Secondo il sindacato, nelle ultime ore diverse Aziende sanitarie avrebbero trasmesso al personale disposizioni che prevedono l’utilizzo obbligatorio dello SPID o della Carta d’Identità Elettronica personale per poter accedere agli applicativi aziendali. In alcuni casi, sostiene NurSind, le comunicazioni sarebbero arrivate a meno di 24 ore dalla presunta entrata in vigore delle nuove modalità.
La contestazione riguarda anche l’impiego dei telefoni cellulari privati dei dipendenti per ricevere codici di verifica o autorizzare gli accessi ai terminali di servizio. Una procedura che, secondo l’organizzazione sindacale, trasferirebbe sui lavoratori oneri organizzativi e tecnologici che dovrebbero invece rimanere a carico delle aziende.
Per NurSind, SPID e CIE sono strumenti personali del cittadino e non dovrebbero essere imposti come condizione necessaria per lo svolgimento delle normali mansioni lavorative. Il sindacato ritiene che le strutture sanitarie debbano mettere a disposizione strumenti aziendali specifici, come smart card di servizio, badge o credenziali dedicate.
Nel documento viene inoltre contestata la possibilità che i lavoratori non adeguati alle nuove procedure possano trovarsi nell’impossibilità di svolgere alcune attività. Una situazione che, secondo NurSind, rischierebbe di provocare disservizi nell’assistenza e di attribuire agli operatori responsabilità derivanti invece dall’organizzazione aziendale.
Da qui la richiesta alla Direzione regionale Sanità e alle Aziende sanitarie interessate di sospendere eventuali scadenze o blocchi degli accessi e di individuare con urgenza soluzioni tecniche interamente a carico delle strutture.
La diffida si chiude con l’annuncio di possibili ulteriori iniziative: in assenza di un riscontro formale, NurSind preannuncia il ricorso al Garante per la Protezione dei Dati Personali e si riserva altre azioni nelle sedi giudiziarie, del lavoro e di vigilanza competenti.