
Pertusio, nasce l’azienda agricola San Firmino: la scommessa di Nicolò per riportare la vite in Alto Canavese
Un progetto giovane ma con radici profonde nella memoria e nella tradizione. A Pertusio prende forma l’azienda agricola San Firmino, realtà fondata nel 2024 ma maturata nel tempo, a partire dai ricordi d’infanzia del suo ideatore, Nicolò, oggi diviso tra il lavoro nella finanza a Milano e la passione per la viticoltura nel Canavese.
«I racconti di mia nonna sulla fatica della vigna e su un paese intero impegnato nella coltivazione della vite hanno lasciato un segno – racconta –. Quel seme è cresciuto nel tempo, fino a trasformarsi in questo progetto, forse folle, ma necessario». Un’iniziativa che nasce anche dalla consapevolezza di una perdita: negli anni, gran parte delle superfici vitate del territorio è andata scomparendo, lasciando spazio ad altri usi e cancellando paesaggi un tempo identitari.
La scelta di Nicolò è stata quella di invertire la rotta, recuperando vecchi vigneti e riportando la vite in zone dove era stata abbandonata. Un percorso reso possibile anche dallo smart working, che gli ha consentito di vivere stabilmente in Alto Canavese e seguire da vicino ogni fase del progetto.
I vigneti dell’azienda si trovano all’interno della Riserva Naturale del Sacro Monte di Belmonte, in un contesto ambientale complesso: forti pendenze, altitudini elevate ed esposizioni favorevoli ma impegnative rendono la coltivazione una vera e propria viticoltura “eroica”, come riconosciuto anche dalla Regione Piemonte.
Nonostante le difficoltà, la produzione è già avviata con tre etichette che raccontano il territorio:
- Kyra, ottenuto da uve a bacca rossa con prevalenza di Chatus, antico vitigno di origine francese, localmente noto come “brachet”, introdotto probabilmente nel Canavese nel Settecento;
- Pyro, Freisa in purezza proveniente da vecchie vigne, frutto di una selezione accurata e lavorazioni rispettose della materia prima;
- Ystà, rosato da uve Freisa, Barbera e Nebbiolo, caratterizzato da una struttura e una freschezza non convenzionali per la tipologia piemontese.
Il progetto guarda già al futuro, con nuovi interventi di recupero su terreni storicamente vocati alla viticoltura. Un percorso che richiede tempo, pazienza e investimenti, ma che punta a restituire identità a un territorio e a valorizzarne le potenzialità.
San Firmino si inserisce così nel solco di una viticoltura che non è solo produzione, ma anche recupero culturale e paesaggistico, in un’area come il Canavese che torna a riscoprire, passo dopo passo, la propria tradizione enologica.