Nella lotta alla siccità, l’Unione dei Comuni Montani rilancia il suo piano per i mini invasi

06/08/2017

È nato come piano per dare nuove opportunità alle stazioni sciistiche piemontesi, con 22 nuovi mini-bacini idrici che garantiscano risorsa idrica per l’innevamento programmato. Ma ora si è trasformato in una efficace fotografia del Piemonte che vuole proteggere e usare meglio l’acqua, custodendo “l’oro blu” e valorizzandone tutti gli usi possibili.
Lo studio elaborato nel corso del 2017 da Uncem e Arpiet (Associazione delle Imprese del Trasporto a fune) è a oggi un piano avanzato, immediatamente attuabile, per garantire nuovi approvvigionamenti idrici nelle valli alpine, con un uso plurimo: agricolo, idroelettrico, per l’innevamento, per lo spegnimento di incendi, oltre al grande valore paesaggistico e turistico di ciascun micro-invaso.

La localizzazione e i volumi delle nuove riserve idriche sono stati proposti dai proprietari-gestori degli impianti sciistici e il costo medio dello stoccaggio è stimato in 30/35 euro per metro cubo. “Siamo partiti con la Regione nel fare uno studio che permetta alle stazioni sciistiche piemontesi efficaci opportunità per l’innevamento programmato – evidenzia il presidente Uncem Piemonte, Lido Riba -. Abbiamo così una fotografia esaustiva delle necessità, delle opportunità, delle compatibilità ambientali e con i corpi idrici, dei costi e delle opportunità di finanziamento pubblico-private per 22 nuovi mini-bacini, capaci di stoccare 650mila metri cubi d’acqua in più rispetto alle quantità d’acqua oggi protette da invasi in Piemonte”. Venti milioni di euro l’investimento per realizzare il piano: 15 per i bacini, 5 per le condotte. Una cifra che Uncem, Arpiet e il sistema di imprese ed Unioni montane potrà trovare sul Por Fesr o grazie ai fondi nazionali FSC. Dalla Giunta regionale, l’impegno a individuare apposite risorse pubbliche per la concretizzare lo studio, tra i più avanzati di tutte le Regioni italiane.

Il piano Uncem-Arpiet dovrà correre parallelo a quello nazionale che, grazie a 300milioni di euro di fondi Cipe, permette di intervenire su 100 dighe italiane, migliorandone efficienza, aumentando capienza ed efficacia. Necessarie anche risorse economiche per infrastruttuture nuove. Molti Enti locali di diverse valli alpine, in particolare cuneesi e torinesi, da anni lavorano per realizzare bacini e piccoli sbarramenti sui corsi d’acqua. Serve programmazione, oltre a finanziamenti. Anbi (Associazione dei Consorzi di bonifica) ha presentato nei giorni scorsi un piano nazionale che solo per il Piemonte prevede 8 nuovi invasi (di grande dimensione, tra i quali l’esemplare “Serra degli ulivi” nel Monregalese) per un investimento complessivo di 490 milioni di euro.

“La siccità di questa estate non è eccezionale – aggiunge Riba – come rilevato da molti esperti di dinamiche ambientali, da meteorologi e anche da economisti. Abbiamo la necessità di una migliore pianificazione dell’uso delle risorse idriche, in una logica sussidiaria tra territori. La montagna custodisce acqua, la stocca in ghiacciai e nivai, la rilascia verso valle. Non possiamo non utilizzare 6 dei 13 miliardi di metri cubi d’acqua che scendono a valle ogni anno. Un piano per nuovi invasi è necessario”.
È nato come piano per dare nuove opportunità alle stazioni sciistiche piemontesi, con 22 nuovi mini-bacini idrici che garantiscano risorsa idrica per l’innevamento programmato. Si è trasformato in una efficace fotografia del Piemonte che vuole proteggere e usare meglio l’acqua, custodendo “l’oro blu” e valorizzandone tutti gli usi possibili. Lo studio elaborato nel corso del 2017 da Uncem e Arpiet (Associazione delle Imprese del Trasporto a fune) è a oggi un piano avanzato, immediatamente attuabile, per garantire nuovi approvvigionamenti idrici nelle valli alpine, con un uso plurimo: agricolo, idroelettrico, per l’innevamento, per lo spegnimento di incendi, oltre al grande valore paesaggistico e turistico di ciascun micro-invaso.

La localizzazione e i volumi delle nuove riserve idriche sono stati proposti dai proprietari-gestori degli impianti sciistici e il costo medio dello stoccaggio è stimato in 30/35 euro per metro cubo. “Siamo partiti con la Regione nel fare uno studio che permetta alle stazioni sciistiche piemontesi efficaci opportunità per l’innevamento programmato – evidenzia il presidente Uncem Piemonte, Lido Riba – Abbiamo così una fotografia esaustiva delle necessità, delle opportunità, delle compatibilità ambientali e con i corpi idrici, dei costi e delle opportunità di finanziamento pubblico-private per 22 nuovi mini-bacini, capaci di stoccare 650mila metri cubi d’acqua in più rispetto alle quantità d’acqua oggi protette da invasi in Piemonte”. Venti milioni di euro l’investimento per realizzare il piano: 15 per i bacini, 5 per le condotte. Una cifra che Uncem, Arpiet e il sistema di imprese ed Unioni montane potrà trovare sul Por Fesr o grazie ai fondi nazionali FSC. Dalla Giunta regionale, l’impegno a individuare apposite risorse pubbliche per la concretizzare lo studio, tra i più avanzati di tutte le Regioni italiane.

A giudizio del presidente Riba, il piano Uncem-Arpiet dovrà correre parallelo a quello nazionale che, grazie a 300milioni di euro di fondi Cipe, permette di intervenire su 100 dighe italiane, migliorandone efficienza, aumentando capienza ed efficacia. Necessarie anche risorse economiche per infrastrutture nuove. Molti Enti locali di diverse valli alpine, in particolare cuneesi e torinesi, da anni lavorano per realizzare bacini e piccoli sbarramenti sui corsi d’acqua. Serve programmazione, oltre a finanziamenti. Anbi (Associazione dei Consorzi di bonifica) ha presentato nei giorni scorsi un piano nazionale che solo per il Piemonte prevede 8 nuovi invasi (di grande dimensione, tra i quali l’esemplare “Serra degli ulivi” nel Monregalese) per un investimento complessivo di 490 milioni di euro.

“La siccità di questa estate non è eccezionale – aggiunge Riba – come rilevato da molti esperti di dinamiche ambientali, da meteorologi e anche da economisti. Abbiamo la necessità di una migliore pianificazione dell’uso delle risorse idriche, in una logica sussidiaria tra territori. La montagna custodisce acqua, la stocca in ghiacciai e nevai, la rilascia verso valle. Non possiamo non utilizzare 6 dei 13 miliardi di metri cubi d’acqua che scendono a valle ogni anno. Un piano per nuovi invasi è necessario”.  L’Uncem sottolinea l’importanza della concertazione delle opere con i territori, ma anche il ruolo delle Unioni montane di Comuni nella pianificazione guidata dalla Regione. Ancora, “una necessaria valorizzazione dei beni ecosistemici-ambientali”, sottolinea Riba. “L’acqua – precisa il presidente Uncem – ha un valore che i player dell’idroelettrico e dell’idropotabile devono riconoscere. Vanno aggiornati i canoni e i sovracanoni per i territori, devono essere scritte regole chiare. Uncem insiste da anni su questo fronte per evitare colonizzazioni, sperequazioni, speculazioni da parte di privati. Lo scriveremo ai Ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e concerteremo il percorso con tutte le Delegazioni Uncem, con un lavoro importante guidato dal presidente Enrico Borghi”. L

‘Uncem, un mese fa alla Camera dei Deputati, ha presentato anche il “Manifesto per l’uso delle risorse idriche nei territori montani”: un documento avanzato che guarda al sistema unendo aspetti ambientali, economici, paesaggistici, tra tutela, conservazione, sviluppo, crescita inclusiva, benessere equo e sostenibile.

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