
Ivrea, presunte violenze nel carcere, 46 indagati: coinvolti agenti, ex direttori, medici ed educatori
Sono 46 le persone indagate nell’inchiesta della Procura di Ivrea sulle presunte violenze avvenute all’interno della casa circondariale eporediese. Tra gli indagati figurano agenti e sovrintendenti della polizia penitenziaria, ex direttori dell’istituto, medici dell’Asl, personale del Centro di salute mentale ed educatori. L’indagine è arrivata alla fase conclusiva lo scorso 4 settembre, con la notifica degli avvisi agli interessati.
Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, comprendono lesioni, violenza sessuale, falso ideologico e calunnia. Si tratta di accuse che dovranno ora essere valutate nelle successive fasi del procedimento e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Al centro dell’inchiesta ci sono diversi episodi ricostruiti dagli investigatori. Secondo la Procura, alcuni detenuti sarebbero stati colpiti anche mentre si trovavano a terra e non opponevano resistenza. In uno dei casi oggetto degli accertamenti, un recluso avrebbe riportato la frattura di un braccio e avrebbe ricevuto assistenza sanitaria soltanto diverse ore dopo.
Tra gli episodi contestati figura anche quello relativo a un detenuto di origine marocchina che si sarebbe opposto al trasferimento dal carcere di Ivrea a quello di Novara. Cinque agenti sono accusati di averlo condotto in un locale dell’istituto e di averlo colpito ripetutamente con pugni, calci e manganelli.
L’indagine comprende inoltre ipotesi di violenza sessuale ai danni di una detenuta transgender e accertamenti riguardanti la presunta somministrazione arbitraria di farmaci.
Un ulteriore filone riguarda il comportamento che sarebbe stato tenuto da alcuni appartenenti alla polizia penitenziaria dopo gli episodi contestati. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato creato un sistema di versioni non veritiere finalizzato a giustificare o occultare quanto accaduto.
Con la chiusura delle indagini preliminari si apre ora la fase nella quale gli indagati e i loro difensori potranno presentare memorie, produrre documentazione o chiedere di essere interrogati. Spetterà successivamente alla Procura valutare le eventuali richieste di rinvio a giudizio o altre determinazioni previste dalla legge.