ECONOMIA-L’unione Industriale: “Crescita insufficiente ma le imprese non temono le sfide”

29/12/2016

La crescita produttiva nell’anno che volge al termine è tornata in positivo ma è ancora troppo bassa. Ad affermarlo è Dario Gallina, presidente dell’Unione Industriale di Torino nell’annuale lettera di auguri di fine anno inviata agli associati. Nel sottolineare il fatto che il 2016 si è rivelato un anno caratterizzato da aspetti per un certo verso sorprendenti, il presidente rimarca che il mondo occidentale, dopo molte previsioni e discussioni, ha manifestato segni di cambiamento. Basti pensare all’esito del referendum sulla Brexit e la vittoria di Donald Trump nelle elezioni americane. E se da una parte di tratta di segnali inaspettati che vanno osservati con una certa impreparazione da tutti, potrebbero rivelarsi come un cambiamento di direzione con i quali fare i conti nei prossimi anni.

LA CRESCITA DELL’ITALIA E’ TROPPO LENTA

Al di là delle considerazioni di carattere internazionale, la cui dinamica è ancora troppo fluida per poter trarre conclusioni degne di rilievo, Dario Gallina rileva come l’Italia cresca meno rispetto ai suoi competitor europei e mantiene un forte gap di produttività dovuti a investimenti che sono ancora insufficienti e alla domanda interna che è ancora troppo debole. I numeri, d’altro canto, fotografo una situazione che non è certo rosea: “Basti considerare che negli ultimi venti anni l’Italia ha accumulato una perdita di produttività oraria del lavoro di circa 10 punti rispetto alla Spagna, 20 dal Portogallo, 25 dalla Francia, dalla Germania e dal Regno Unito e 35 dagli Stati Uniti – spiega il presidente dell’Unione Industriale -. Indubbiamente non possiamo accontentarci di quello striminzito 0,8% di crescita del Pil, indicato dal Centro Studi di Confindustria per il 2017. E’ una cifra troppo vicina alla stagnazione per corrispondere alle aspettative della società italiana”.

SULL’ITALIA GRAVANO ANCORA TROPPE INERZIE

La lucida e impietosa analisi individua la responsabilità della mancata crescita nelle inerzie che ancora gravano su quella parte d’Italia riluttante ad accelerare il passo. Dario Gallina non ha dubbi: gli assetti della politica, della pubblica amministrazione, del sistema del credito impongono troppi limiti e costrizioni a quella parte d’Italia che vorrebbe metTersi a correre per sostenere la sfida del cambiamento. “Noi tutti conosciamo bene il potenziale di conoscenza, cultura, intelligenza delle nostre imprese che vincono e sono stimate – continua il presidente -sui mercati internazionali e di fronte a questi dati abbiamo tutti l’amaro in bocca sulle opportunità mancate e sulle difficoltà del nostro sistema Paese. Il mondo economico non sta ad aspettare le nazioni che segnano il passo perché non dispongono di sistemi politici e istituzionali preparati”. E quindi? I vertici dell’Unione Industriale torinese ritengono che gli imprenditori non debbano fermarsi atterriti di fronte al cambiamento, né lasciarsi spaventare dai numeri attuali e dalle previsioni economiche ma sarà anzi necessario cercare di comprenderne la direzione di marcia in modo da potersi inserire convenientemente nel verso della corrente.

Stando all’indagine congiunturale riferita al primo trimestre del 2017, il sistema delle imprese piemontesi mantiene, nonostante tutto, un trend generale ancora positivo anche se, a onore del vero, si assiste a un calo di alcuni indicatori che ad inizio anno avevano fatto ben sperare sul prossimo futuro. La causa va individuata del progressivi clima di peggioramento del clima di fiducia, in particolare modo nelle imprese di servizi mentre il comparto manifatturiero, nel complesso, tiene maggiormente. E’ confortante, però, il fatto che, come ha evidenziato l’Istat, che nel mese di dicembre una crescita del clima di fiducia delle famiglie. In sostanza, a giudizio di Dario Gallina, le riforme avviate dal governo e sostenute da Confindustria hanno fornito segnali di inversione di tendenza e ne é la concreta dimostrane la crescita di oltre 500mila nuovi posti di lavoro nel 2016. Si poteva e doveva fare di più. Alcune norme presenti ella legge di stabilità avevano originato aspettative di un Paese più moderno e attivo ma “le solite nostre solite beghe politiche hanno sconvolto gli scenari trascinandoci in una nuova fase di instabilità”. Il riferimento all’esito del referendum sulla riforma del titolo quinto della Costituzione che ha poi originato le dimissioni del premier Matteo Renzi e del suo governo, è palese ma prevale una visone futurista tutto sommato positiva che scommette sulla capacitò del sistema imprenditoriale di saper affrontare la situazione con la necessaria capacità ed elasticità.

“LE IMPRESE NON HANNO PAURA DI ACCETTARE NUOVE SFIDE”

Afferma il presidente dell’Unione Industriale di Torino: “La mia esperienza mi pone quotidianamente a confronto con la realtà di imprese che non temono di accettare la sfida, imprese che sanno di avere il potenziale, non solo per reggere a questi tempi complicati e impegnativi, ma per crescere ed espandersi, anche nell’interesse della nostra società locale. Come imprenditori vogliamo ripartire proprio da qui. C’è un versante fondamentale su cui siamo già attivi. Si tratta di INDUSTRIA 4.0, predisposto dal Ministero per lo Sviluppo Economico e inserito nell’ultima legge di stabilità e che noi abbiamo ribattezzato OFFICINA 4.0, nome con il quale vogliamo significare la vicinanza alla manifattura, alla fabbrica dove, a volte, i processi sono poco adeguati e mano competitivi e quindi potenziabili”. In questo particolare contesto Torino diverrà uno degli snodi e delle articolazioni essenziali per la riuscita del Piano. L?Unione Industriale costituirà un Digital Innovation Hub, che sarà presentato a gennaio, per offrire alle aziende una serie di nuovi servizi innovativi a supporto dell’inesorabile trasformazione digitale che coinvolgerà le fabbriche. In conclusione: “La nostra Unione dovrà comunicare meglio, sia verso il sistema delle imprese che verso il territorio, confermando e rafforzando la propria leadership e autorevolezza nei confronti di tutti gli stakeholder. Con le istituzioni territoriali il dialogo è già in corso ma deve essere accelerato nelle azioni: il 2017 si profila come un anno complicato, ma appunto ‘interessante’ e per questo con molte opportunità”.

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