Covid, il consigliere Avetta (Pd): “Affrontiamo la pandemia con pochi medici e infermieri”

31/12/2020

La pressione sugli ospedali è leggermente diminuita nelle ultime settimane, ma ciò è avvenuto anche a discapito della gestione ordinaria. Molti reparti, infatti, sono stati riconvertiti per fare spazio ai malati covid-19 e ciò ha comportato riverberi negativi per chi soffre di altre patologie o è comunque in attesa di visite preventive. Lo afferma il consigliere regionale canavesano del Partito Democratico Alberto Avetta che sottolinea con forza come il tra turni estenuanti e molti contagi, sia in corsia sia tra i medici di famiglia, il personale sanitario vive ancora una situazione di drammatica incertezza.

“Lo stiamo denunciando in ogni Commissione Sanità: sono troppo pochi rispetto alla mole di lavoro che li attende ogni giorno e le nuove assunzioni, tanto sbandierate da questa Giunta, rincorrono a fatica l’ordinario turn over dei pensionamenti. A tutti loro va il nostro affetto, la nostra vicinanza e il nostro impegno – afferma Alberto Avetta -. In questa situazione di perenne emergenza prende avvio la vaccinazione anti Covid-19. La Regione ha annunciato un piano che prevede 28 presidi sul territorio e, nella prima fase, almeno 195 mila persone interessate tra operatori sanitari e ospiti delle Rsa. Ci auguriamo davvero che la gestione sia improntata alla massima efficacia.

E non è tutto: è stato annunciato con grande enfasi il disegno di legge 127 del 22.12.2020 (…Riforma della medicina territoriale…) che prevede di finanziare con 10 milioni di euro – peraltro sottraendoli al trasporto pubblico locale – le forme associative tra i medici di famiglia che potranno così avvalersi, congiuntamente, di personale infermieristico e di segreteria”.

Il Pd accoglie con favore questo rinnovato ed inedito interesse per la medicina territoriale. “Tuttavia, osserviamo come sarebbe stato opportuno – al di là degli annunci più o meno roboanti – affrontare in modo più compiuto un tema le cui criticità sono state ampiamente accentuate dall’emergenza Covid-19 – conclude -. Ogni intervento è utile nella misura in cui si inserisce in un quadro organico che dovrebbe considerare tutti i fattori: dalla popolazione che invecchia alle fragilità sociali, dalle difficoltà economiche alle profonde differenze tra i territori. questo è necessario affrontare, coerentemente e con tutte le rappresentanze sociali, ogni singolo aspetto: dal fascicolo elettronico alla telemedicina, dalle case della salute alle Rsa per finire all’integrazione sociosanitaria. Al tempo stesso è urgente dar corso al programma di edilizia sanitaria che deve essere integrato anche con il nuovo Ospedale di Ivrea, come prevede la mozione votata all’unanimità dal Consiglio regionale il 18 dicembre 2019.

In sintesi, dobbiamo aggiornare il piano sociosanitario perché la medicina territoriale è un tassello importante e complesso che va inserito nel modello di sanità che abbiamo in mente”.

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