Covid, Valle e Rossi (Pd): “Si riapra l’Unità di Crisi e si dica la verità sui tamponi. È emergenza”

15/10/2020

Riaprire l’Unità di Crisi regionale per fronteggiare adeguatamente l’emergenza Covid-19. A chiederlo alla giunta regionale sono i consiglieri regionali Daniele Valle e Domenico Rossi del Partito Democratico. La ragione: a giudizio dei due esponenti politici i numeri di questi giorni certificano che il sistema è in crisi e che occorre riaprire l’unità di crisi 24 ore su 24. E non è tutto: anche gli ospedali necessitano di un coordinamento continuo sulla gestione della pandemia e dei ricoveri: tra poche settimane, se il trend non si arresta, saremo in crisi affermano Valle e Rossi.

“La giunta regionale continua a dichiarare, ancora ieri, una capacità di 15mila tamponi al giorno. Un numero mai raggiunto fino ad oggi e che pare smentito anche da un documento del DIRMEI del 25 settembre 2020 – affermano in una nota -. In questo documento si fissa a 12mila l’obiettivo, ancora da raggiungere, precisando che i laboratori del SSR sono capaci di arrivare a 6.500 tamponi, se non fosse che per la carenza di reagenti, sempre secondo il DIRMEI, la loro capacità va considerata dimezzata del 50%. Si arriva a 12.000 ricorrendo al privato per 3500 tamponi (convenzionandosi però per 5000) e ai due nuovi laboratori di Novara e La Loggia, che hanno un potenziale di 1000 cadauno mai ancora raggiunto”.

“Ieri, mercoledì 14 ottobre, si è toccato il fondo. Con 5.967 tamponi, la metà della Toscana, un terzo dell’Emilia-Romagna e un quarto del Veneto, il Piemonte dimostra tutta la sua fragilità. Non è solo il numero assoluto che colpisce, ma anche la straordinaria incidenza di positivi: 499, il 10% sui tamponi effettuati, contro i 339 (2%) dell’Emilia, i 657 del Veneto (3%) e i 575 (5%) della Toscana. Vuol dire che da noi il virus sta circolando in maniera incontrollata”.
A giudizio di Daniele Valle e Domenico Rossi anche i dati dei ricoveri lo indicano: a pari popolazione e numeri simili di ricoverati in terapia intensiva, il Piemonte ha 562 ricoverati non intensivi, contro i 383 dell’Emilia, i 229 della Toscana e i 271 del Veneto.

“C’è poi un altro dato che preoccupa e che l’assessore dovrebbe spiegare: l’incremento delle persone messe in isolamento domiciliare è inferiore addirittura all’incremento giornaliero delle persone contagiate. Ma se il contact tracing serve a interrompere la catena di trasmissione anche questo dato ci dice che c’è qualcosa che non funziona.
Dalle segnalazioni che riceviamo una risposta è da cercare nei tempi, sempre di più lunghi, tra identificazione di un caso positivo e l’indagine epidemiologica sui suoi contatti stretti. Molto spesso si arriva alla fine del periodo di quarantena con la conseguenza che il virus ha continuato a girare. Non basta quindi potenziare la rete dei laboratori, ma anche la rete del personale sanitario che opera sul territorio. I SISP non sono più in grado di rispondere o di rispondere in tempi ragionevoli.

Martedì ci aspettiamo finalmente un’informativa chiara da parte del Presidente Cirio e dell’assessore Icardi. Il Consiglio e i cittadini piemontesi, oltre agli annunci, meritano la massima trasparenza”.

 

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