Confesercenti: “Caro-bollette, in Piemonte 8.000 imprese del commercio e del turismo a rischio chiusura”

29/08/2022

Senza un cospicuo, coraggioso ma soprattutto immediato intervento contro il caro-bollette, nei prossimi mesi in Piemonte circa 8 mila imprese del commercio e del turismo rischiano la chiusura: è questa la previsione di Confesercenti, che – nonostante il particolare momento politico-istituzionale – ha inviato una lettera ai parlamentari locali per chiedere loro di farsi interpreti “presso il governo del profondo disagio che le imprese stanno vivendo e, soprattutto, di sollecitare lo stesso governo all’adozione di misure in grado di alleviare tale disagio”.

“Si tratta – dice Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti Piemonte – di una valutazione prudenziale, ma già così si tratta di un numero enorme, che significa anche la perdita di circa 25 mila addetti. Sappiamo che il Parlamento è sciolto e il governo è dimissionario, ma le imprese non possono attendere i tempi della politica: aspettare le elezioni e il nuovo governo sarebbe troppo tardi. Abbiamo bisogno di provvedimenti urgenti e il governo deve ascoltare le imprese. Si può e si deve agire ora, intanto innalzando dal 15% al 50% il credito d’imposta sui consumi e soprattutto estendendo tutte le misure anti-rincari alle aziende che hanno contratti al di sotto della soglia dei 16,5 Kwh: alberghi, ristoranti e negozi non saranno energivori, ma senza dubbio anch’essi sono a rischio chiusura.

D’altra parte, i dati elaborati dal nostro ufficio studi sono drammaticamente evidenti: se nel 2020 e 2021 un bar spendeva in media 6.700 euro per le bollette di luce e gas, nei prossimi dodici mesi, ipotizzando che gli aumenti attuali restino costanti, lo stesso bar ne spenderà 14.740; un albergo medio vedrà lievitare la spesa per la bolletta energetica da 45.000 a 108.000 euro; un negozio da 1.900 a 3.420 euro; un ristorante da 13.500 a 29.700 euro. E ciò senza contare i cospicui aumenti”.

A giudizio del presidente di Confesercenti Piemonte, Governo, Parlamento, forze politiche e candidati non possono immaginare di fermare tutto sino a ottobre, “quando presumibilmente avremo un governo, perché sarà troppo tardi: siamo di fronte a un’emergenza nazionale che va affrontata subito. Le promesse elettorali stanno a zero, è venuto il momento di agire”.

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