Chivasso, le brave attrici della Compagnia “SenzaConfine”, aprono con “InVIOLAta” il Festival Internazionale di teatro

21/10/2024

Chivasso, le brave attrici della Compagnia “SenzaConfine”, aprono con “InVIOLAta” il Festival Internazionale di teatro

È andato in scena nella serata di sabato 19 ottobre, al Teatrino Civico di Chivasso, uno spettacolo che ha  coinvolto il pubblico, portando alla luce una pagina importante della storia italiana. La Compagnia teatrale “SenzaConfine” di Brindisi, ha inaugurato nel migliore dei modi l’ottava edizione del Festival Internazionale di Teatro, patrocinata e promossa dall’assessorato alla Cultura di Chivasso, con lo spettacolo dal titolo “InViolata”, diretto da David Marzi e Teresa Cecere. Attraverso la potente narrazione del maestro Mario Incudine e l’arte del “cunto” siciliano, lo spettacolo ha raccontato la vicenda di Franca Viola, la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore.

Gli allestimenti curati da Lisa Serio e le evocative musiche della giovane cantautrice palermitana Kemonia hanno trasportato gli spettatori nella Sicilia rurale degli anni ’60, dove il dramma di Franca Viola si è svolto. Protagoniste della pièce, Maria Barnaba, Sandra Di Gennaro e Ilenia Sibilio, allieve del Progetto FuTUra dell’ATS Katharà, hanno saputo dare voce e corpo non solo a Franca, ma anche ai tanti personaggi che hanno segnato la sua vicenda.

La cruda storia di Franca Viola

La narrazione parte dal 1962, quando Franca, una quindicenne di Alcamo, conosce Filippo Melodia, un giovane apparentemente gentile, ma che presto rivela l’influenza mafiosa della sua famiglia. Il padre di Franca, Bernardo, intuisce il pericolo e decide di rompere il fidanzamento. Tre anni dopo, Melodia, furioso per l’affronto subito, rapisce Franca, tenendola prigioniera per oltre una settimana, durante la quale viene ripetutamente violentata. Siamo nel gennaio del 1966 quando Franca viene finalmente liberata, ma la società del tempo la giudica come “svergognata”, destinata a ricorrere al matrimonio riparatore per salvare l’onore della famiglia. Ma lei, contro ogni previsione, decide di dire “No”.

Quel rifiuto, denso di coraggio, porterà all’arresto di Melodia e segnerà l’inizio di un cambiamento epocale, anche se il matrimonio riparatore verrà abolito solo quindici anni più tardi. Il “No” di Franca rappresenta una rottura con un passato intriso di moralità distorta e di tradizioni che giustificavano la violenza e l’umiliazione delle donne. Un “No” che, come ben mostrato dallo spettacolo, fa vacillare le fondamenta di una società basata sull’onore inteso come possesso del corpo femminile, simboleggiato dalla frase “ci si lava l’onore con una manciata di riso”.

Un cast corale, tra risate amare e riflessione

“InViolata” è riuscito a mettere in scena una storia tragica con toni a tratti leggeri, ma sempre intrisi di una sottile amarezza. Le risate del pubblico, suscitando momenti di leggerezza, non cancellano mai il dramma di fondo, ma lo rendono ancora più incisivo. Il dialetto siciliano, usato con maestria dalle attrici, contribuisce a radicare la vicenda nel suo contesto storico e culturale, offrendo al contempo una riflessione più ampia su questioni che purtroppo restano attuali.

Lo spettacolo si è distinto per la capacità di coniugare diversi stili espressivi, creando un quadro corale che coinvolge e tocca profondamente gli spettatori. In particolare, la presenza del “cunto”, il racconto tradizionale siciliano, ha aggiunto una dimensione poetica alla narrazione, rendendo omaggio a una tradizione culturale viva e travolgente.

Un monito per il presente

Mentre gli attori si congedavano tra applausi commossi, il pubblico del Teatro Civico ha lasciato la sala con la consapevolezza di aver assistito non solo alla rievocazione di un dramma del passato, ma anche a una riflessione su questioni ancora aperte nella nostra società. “InViolata” ricorda che il coraggio di Franca Viola è un faro che brilla ancora oggi, in un mondo dove il rispetto e la dignità delle donne continuano a essere messi alla prova.

In un tempo in cui le lotte per i diritti delle donne sono più che mai vive, la storia di Franca Viola, portata sul palco con tale sensibilità e forza, diventa un simbolo universale del potere di un singolo “No”. Un rifiuto che, sebbene pronunciato quasi sessant’anni fa, continua a ispirare generazioni.

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