12/10/2020

Cronaca

Case rifugio per donne maltrattate: la Città Metropolitana chiede aiuto ai sindaci del Canavese

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L’impegno contro la violenza di genere – così come le cronache pressoché quotidianamente evidenziano – è quanto mai urgente. Molte sono le iniziative e i progetti in sostegno alle vittime di violenza a cui la Città metropolitana di Torino ha dato il proprio sostegno negli anni. Tra gli altri, il coordinamento della Rete Azione Cambiamento del “Tavolo per progetti finalizzati al cambiamento degli autori di violenza” che mette in rete Comuni, forze dell’ordine ed associazioni che offrono programmi rivolti agli autori di violenza.

La Città metropolitana ha anche aderito da anni, ricoprendone la vicepresidenza, al Coordinamento Cittadino Contro la Violenza alle Donne (CCCVD), un organismo istituito dalla Città di Torino per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne.

Proprio nell’ambito di questo coordinamento, la Città metropolitana ha accolto le istanze espresse dal centro antiviolenza presente nel territorio del Comune di Chivasso e gestito dall’associazione Punto a Capo: si tratta di un centro antiviolenza operativo su tutto il territorio del Canavese per offrire accoglienza alle donne vittime di violenza, che provengono da numerosi comuni delle zone omogenee del Canavese, Eporediese e Chivassese.

A causa del distanziamento sociale imposto dal Covid19, gli spazi per l’accoglienza delle donne vittime di violenza e – dove presenti – dei minori, già limitati, si sono ulteriormente ridotti a causa del doveroso rispetto delle norme di sicurezza.

“La Città metropolitana – ha spiegato il vicesindaco Marco Marocco – ha immediatamente avviato al suo interno un esame del patrimonio disponibile per verificare la possibilità di dare risposta positiva a questa esigenza”.
“Riscontrata l’assenza da parte nostra di spazi adeguati – continua Marocco – ho ritenuto necessario farmi promotore di un’opera di sensibilizzazione verso i sindaci dei Comuni delle aree omogenee del territorio Canavesano ed Eporediese, chiedendo a loro di verificare la disponibilità di locali idonei ad ospitare Centri antiviolenza o Case rifugio”.

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