14/02/2016

Economia

Canavese non è più la piccola “Ruhr” d’Italia, ma è un territorio in lento declino economico

Canavese

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La piccola “Ruhr” d’Italia? Un territorio in lento e inesorabile declino. E pensare che il verde Canavese, al di là delle tante e tante bellezze turistiche, è stata per decenni la capitale dello stampaggio e dell’automotive, con tutti i vantaggi che ne derivavano. La ricchezza delle aziende coincideva con un’offerta di lavoro che non veniva mai a mancare. Poi è arrivata la prima grande crisi Fiat che ha causato la chiusura forzata in pochi mesi della metà delle piccole e medie aziende che lavoravano per l’indotto Fiat e, poi, nel 2008 l’esplosione della “bolla” finanziaria globale che ha creato una crisi economica senza precedenti. Oltre 200 aziende che hanno dovuto chiudere i battenti e decine di migliaia di posti di lavoro parsi.  

Lo Cgil e lo Spi (il sindacato dei pensionati) stanno tentando di creare una fotografia il più possibile fedele alla critica situazione occupazione del quale è preda il territorio canavesano, per poter essere in grado di proporre  soluzioni concrete per risollevare l’economia locale. Lo scopo è quello di raccogliere, attraverso centinaia di questionari che saranno distribuiti a 500 pensionati residenti in alcuni comuni della zona, dati utili per ottenere un’immagine il più aderente possibile all’attuale situazione economica. L’iniziativa è stata presentata dalla Cgil e dallo Spi a Cuorgnè e sarà estesa anche alle associazioni attive sul territorio, amministratori comunali, sindaci, imprenditori e alle organizzatori di categoria. Saranno i volontari del sindacato e l’associazione Ires, a elaborare i dati raccolti e a fornire i risultati finali entro la fine del prossimo mese di marzo.

I funzionari sindacali sono convinti che il Canavese abbia ancora molto da dare. Il territorio, a loro giudizio, offre enormi potenzialità da sfruttare come, ad esempio, il settore manifatturiero e il circuito, non ancora pienamente sfruttato del turismo. Non servono progetti irrealizzabili per mancanza di fondi, ma soluzioni attuabili che siano in grado di creare occupazione. Sono i dati a dimostrare che la crisi non risparmiato il Canavese: dai comuni che destinano una percentuale sempre minore alla spesa sociale. Qualche esempio: Rivarolo ha stanziato il 9,9% della spesa corrente, Cuorgnè l’8,9% e Castellamonte il 6,5% contro una media provinciale che si attesta al 16,5%.

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