Canavese, la Regione non ha i soldi e i borghi montani rischiano di scomparire

25/08/2015

Mettere in vendita su internet, e in particolare su e-bay, i piccoli borghi montani che rischiano di scomparire perchè la regione Piemonte non ha stanziato i fondi per riqualificarli, sembrava un’idea geniale. E invece l’iniziativa non ha dato i risultati sperati. Un caso emblematico è quello che riguarda la frazione Calsazio di Sparone, ai piedi del Parco Nazionale del Gran Paradiso: 14 abitazioni montane (50 vani in tutto) oferte al miglior acquirente con una base d’asta di 245mila euro.

Era il 2014 e l’Uncem (Unione Nazionale Comuni e Comunità Enti Montani) era convinta che l’iniziativa avrebbe funzionato. Le manifestazioni di interesse ci sono state, qualcuna è anche giunta da oltreoceano ma alla fine non se ne è fatto nulla. Il problema non è da poco: sono oltre 5.000 gli immobili italiani abbandonati (in parte anche piemontesi) nelle zone montane. Case che rischiano di crollare e intere piccolo frazioni che rischiano di scomparire. Un patrimonio incalcolabile. La causa? La regione Piemonte non possiede i soldi per il recupero e la riqualificazione delle borgate alpine. Eppure il nuovo Piano di sviluppo rurale prevede uno stanziamento di un miliardo di euro per gli interventi riguardanti l’agricoltura, foreste e montagna. Nonostante i ripetuti appelli dell’Uncem e di numerosi comuni montani non c’è stato nulla da fare. Lo scenario che si profila, sottolineano all’Uncem non è dei più ottimisti.

«Il rischio è di abbandonare una chiara strategia e non averne un’altra migliore – spiegano all’Uncem Piemonte – ma dobbiamo avere una chiara visione per ridare un senso a oltre 5.000 immobili abbandonati. È infatti impossibile parlare di blocco del consumo di suolo senza avere un chiaro indirizzo su cosa fare dei borghi alpini». E ancora: il tema del recupero delle piccole borgate è diventato negli ultimi anni, grazie anche all’iniziativa innovativa avviata in Canavese con la vendita on line degli immobili, un tema di attualità trattato sui media di tutt’Italia, dalle tv alle riviste.

“È evidente che si tratta di percorsi lunghi – spiegano ancora all’Uncem piemontese – non semplici in una fase strutturale di crisi, ma sono profondamente necessari per la montagna che non è solo il territorio ludico delle escursioni e degli alpinisti.  Ma è un luogo vitale che guarda anche a come reinsediare persone e imprese, fa marketing e crea eventi. Attira aziende innovative e genera posti di lavoro. Il Psr poteva aiutare questo percorso, comunque necessario. Mai come oggi, servono sgravi fiscali e burocratici, strade aperte e strategie. Peccato il Piano di sviluppo rurale non accolga queste necessità di rivitalizzazione dei borghi alpini. La consideriamo una limitazione rispetto al passato, nonostante i nostri sforzi d’intesa con centinaia di Comuni”.

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