
Canavese, incendi boschivi, impennata delle indagini: 13 procedimenti aperti dalla Procura di Ivrea
L’emergenza degli incendi boschivi in Canavese non si combatte soltanto sui versanti devastati dalle fiamme. Il lavoro prosegue anche negli uffici giudiziari: dall’inizio del 2026 la Procura di Ivrea ha avviato tredici procedimenti penali collegati ai roghi che hanno interessato il territorio. Nove fascicoli riguardano persone già individuate, mentre quattro sono al momento contro ignoti.
Un dato significativo, soprattutto se confrontato con quello della seconda metà del 2025, quando i procedimenti erano stati cinque. Oltre la metà delle nuove inchieste è stata aperta nell’ultimo trimestre, coinciso con una delle fasi più difficili sul fronte degli incendi e con numerosi interventi di vigili del fuoco, volontari antincendi boschivi e mezzi aerei.
Tra gli episodi sui quali si concentra l’attenzione degli investigatori figurano anche i gravi incendi divampati all’inizio di luglio in Valle Soana, che hanno interessato aree del Parco nazionale del Gran Paradiso e richiesto un lungo lavoro di spegnimento, con l’impiego di Canadair ed elicotteri.
Il nodo centrale delle indagini riguarda ora l’origine degli inneschi. Gli accertamenti devono stabilire, caso per caso, se le fiamme siano state provocate da fenomeni naturali, come la caduta di fulmini, oppure dall’intervento dell’uomo.
In quest’ultimo caso sarà necessario distinguere ulteriormente tra incendi appiccati volontariamente e roghi provocati da comportamenti colposi. Tra le ipotesi rientrano imprudenze, mancato rispetto delle prescrizioni e abbruciamenti di materiale vegetale sfuggiti al controllo, soprattutto nei periodi nei quali viene dichiarato lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi.
L’apertura di un procedimento penale, naturalmente, non equivale all’accertamento di una responsabilità. I fascicoli rappresentano lo strumento attraverso il quale magistratura e forze di polizia possono ricostruire le cause dei singoli incendi e verificare l’esistenza di eventuali condotte penalmente rilevanti.
Il forte incremento delle indagini testimonia comunque l’attenzione riservata a un fenomeno che, oltre a mettere a rischio persone e abitazioni, provoca danni pesantissimi al patrimonio forestale e ambientale del Canavese.