Bairo, timori per la possibile chiusura della Blue Car. Auto elettrica: è la fine della produzione?

Bairo

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16/05/2019

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A lanciare l'allarme è Claudio Chiarle, segretario della Fim-Cisl di Torino e Canavese. Ma per la Pinifarina il contratto di affitto del ramo d'azienda è ancora valido. In ballo ci sono 46 posti di lavoro

Si vivono momenti di autentica preoccupazione nello stabilimento Blue Car (ex Pininfarina) di Bairo Canavese facente capo al Gruppo Bollorè che produce auto elettriche. A rischio sarebbero 46 posti di lavoro. A lanciare l’allarme è Claudio Chiarle, segretario generale della Fim-Cisl Torino e Canavese. Il funzionario sindacale evidenzia come se davvero dovesse cessare la produzione di auto elettriche (al momento non ci sono conferme ufficiali, ndr) si tratterebbe di un’ulteriore beffa per il territorio piemontese che ancora una volta non sarebbe in grado di trattenere sul territorio attività produttive innovative. E per il Canavese si tratterebbe di un’altra pesante tegola che cade sul tema, già fortemente compromesso dell’occupazione.

Non è da trascurare il fatto, inoltre, che con la possibile cessazione dell’attività industriale si chiuderebbe l’unica filiera produttiva di auto elettriche oggi esistente in Piemonte. Claudio Chiarle non fa mistero della sua personale preoccupazione per una vicenda che deve essere del tutto chiarita: l’esponente sindacale sottolinea come la Fim-Cisl stia chiedendo da anni alla politica e alle istituzioni di farsi carico di un progetto a sostegno della filiera del comparto elettrico della quale fanno parte, oltre alla Blue Car, anche altre aziende che rischiano di entrare nella drammatica spirale della crisi economica. L’appello pare sia rimasto inascoltato ad eccezione della giunta Fassino che affidò il “car sharing” alla Blue Car.

E non è tutto: stando a quanto afferma Claudio Chiarle l’azienda avrebbe commesse fino alla fine dell’anno. “In questi giorni ne discuteremo in assemblea con i lavoratori ma riteniamo urgente un coinvolgimento della politica e delle Istituzioni regionali – afferma – per non disperdere questo patrimonio e chiederemo anche a Pininfarina, che è ancora proprietaria dello stabilimento, di farsi anche carico del futuro occupazionale del sito rioccupando i lavoratori’.

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