Chivasso/Settimo: la banca di credito cooperativo BCC N.e.t. chiude i battenti prima ancora di partire

05/11/2016

Il sogno, che sembrava a portata di mano, di costituire una banca cooperativa, è svanito prima ancora che si potesse realizzare. Lo ha deciso nei giorni scorsi l’assemblea degli azionisti che ha deliberato la liquidazione della BCC N.E.T. Nelle intenzioni dei fondatori la banca di credito cooperativo avrebbe dovuto operare nel territorio compreso tra i comuni di Chivasso, Settimo Torinese, Castagneto Po, Montanaro, San Benigno Canavese, San Sebastiano Po, Verolengo, Brandizzo, Borgaro Torinese, Caselle, Castiglione e Gassino, Leinì, San Raffaele Cimena, Torino, Volpiano e Caluso a sostegno delle piccole e medie imprese e privati.

Il progetto, nato nel 2013, e nel quale molti avevano creduto di poter dare vita a una banca territoriale, come era accaduto nell’Alto Canavese con la fondazione di Rivabanca, si è arenato ingloriosamente. Il motivo? Pochi azionisti e una mancata aderenza al progetto. Non è una questione di fondi ha spiegato il presidente del consiglio direttivo Marco Benedetto nel corso dell’assemblea straordinaria; in sostanza ci si attendeva l’adesione di un numero maggiori di soci dato che, tre anni fa, la proposta aveva riscosso l’interesse di piccoli e medi imprenditori e di liberi professionisti. E, invece, forse complice l’avanzare della crisi economica, l’iniziativa si è definitivamente arenata. Il contraccolpo si è fatto sentire, oltre che a Settimo Torinese anche a Chivasso, dove su quella banca si era coagulato un interesse che aveva fatto ben sperare sul decollo della banda territoriale.

Il tesoriere Roberto Germanetti, di professione commercialista e l’avvocato Federico Viano avevano raccolto l’adesione di nomi eccellenti dell’imprenditoria locale: tutte persone facoltose note la la loro disponibilità economica. E poi tra u fondatori erano presenti anche alcuni illustri esponenti politici locali come l’ex sindaco di Settimo Torinese Aldo Corgiat Loia. Occorrevano quattrocento soci per fare in modo che il progetto della banca cooperativa decollasse: in realtà soltanto in poco più di 200 soci hanno aderito. Troppo pochi. E pensare che nelle stime iniziale avrebbero dovuto essere almeno quattromila; un’ampia platea di soci che si riteneva potesse garantire il rilascio delle necessarie autorizzazioni da parte della Consob e della Banca d’Italia. Al termine dell’assemblea i soci hanno votato all’unanimità lo scioglimento del comitato fondatore anche perché, va detto, raccogliere i 10 milioni di euro di capitale a questo punto era apparsa con evidenza un’impresa impossibile.

In sostanza nelle casse del comitato erano depositati poco più di centomila euro: il costo dell’adesione era di 500 euro per divenire socio. Adesso i fondi torneranno nelle tasche dei soci.

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