
IVREA – Trecento in corteo per le vie della città contro guerra e caro vita: studenti, lavoratori e famiglie sfilano per la pace
Anche il Canavese è sceso in piazza contro la guerra, il riarmo, il caro vita e le disuguaglianze sociali. Nel pomeriggio di sabato 24 ottobre circa 300 persone hanno attraversato il centro di Ivrea in un corteo pacifico partito da piazza Ottinetti e conclusosi nella zona del Rondolino, dopo aver toccato alcuni dei luoghi simbolici della città.
La mobilitazione era stata convocata con una piattaforma ampia, nella quale alle ragioni della pace si sono affiancate quelle del lavoro, dei salari, della sanità, della scuola, delle pensioni, dei servizi pubblici e del sostegno alle famiglie e ai caregiver.
«Scendiamo in piazza insieme – avevano spiegato i promotori – per salari congrui, lavoro sicuro e diritti per tutte le categorie; per la sanità, la scuola, le pensioni e i servizi pubblici; per la dignità dei lavoratori agricoli e di tutti i settori essenziali; per il sostegno ai caregiver e alle famiglie; contro il carovita, la precarietà e le disuguaglianze; contro la guerra, il riarmo e lo sfruttamento; per la pace, la solidarietà e la giustizia sociale».
Un messaggio sintetizzato anche in un’altra delle riflessioni che hanno accompagnato la manifestazione: «Non serve essere sotto le bombe per pagare il prezzo della guerra. C’è chi perde la casa e gli affetti sotto i bombardamenti e c’è chi, anche lontano dai fronti, paga il prezzo economico e sociale di un mondo in cui le armi e gli interessi geopolitici rischiano di prevalere sui bisogni delle persone».
La partecipazione è cresciuta progressivamente nel corso del pomeriggio. Alle 15.30 piazza Ottinetti appariva ancora scarsamente popolata, ma poco dopo le 15.50 il corteo si è messo in movimento con circa 150 persone dietro al furgone che apriva la manifestazione. Durante il percorso altre persone si sono aggiunte, portando il numero dei partecipanti a circa 300.
Bandiere della Palestina e vessilli della pace hanno accompagnato il passaggio dei manifestanti attraverso il centro cittadino. Il corteo ha raggiunto piazza di Città e si è fermato sotto le finestre del municipio, dove alcuni partecipanti hanno sollevato simbolicamente dei fiori, gesto che ha sottolineato il carattere pacifico dell’iniziativa.
La manifestazione è poi proseguita verso piazza Gioberti e il Borghetto, dove hanno preso la parola alcuni studenti. «Non vogliamo la crisi, vogliamo immaginare il nostro futuro», è stato uno degli slogan lanciati dai ragazzi, che hanno portato al centro della protesta il tema delle prospettive delle nuove generazioni in un contesto segnato da precarietà economica, conflitti internazionali e crescente incertezza sociale.
Nel corso della manifestazione non sono mancati cori critici nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre il corteo, costantemente preceduto e seguito dalle forze dell’ordine, ha continuato a muoversi senza incidenti.
Una delle soste più significative si è svolta davanti alla sede di Confindustria Canavese, di fronte alla fontana dedicata a Camillo Olivetti. Successivamente, sul Lungodora, sono intervenuti anche gli studenti dell’Aldo Moro di Rivarolo Canavese, aggiungendo la propria voce a una mobilitazione che ha voluto tenere insieme i temi della pace e quelli delle condizioni materiali di vita.
Il corteo ha quindi proseguito lungo corso Nigra fino alla zona del Rondolino. Il passaggio dei manifestanti ha inevitabilmente comportato temporanee interruzioni della circolazione, già previste dall’ordinanza predisposta per ragioni di sicurezza e ordine pubblico. La sospensione del traffico ha interessato, tra le 15.30 e le 18.30, diversi tratti del centro cittadino, da piazza Ottinetti a via Palestro, piazza di Città, via Arduino, piazza Gioberti, Borghetto, corso Nigra e Lungodora.
Negli ultimi momenti della manifestazione, dagli altoparlanti sono arrivate anche critiche al potere politico ed economico e al ruolo dei media. Nessuna tensione, tuttavia, ha caratterizzato il corteo, che si è svolto in maniera interamente pacifica dall’inizio alla fine.
Una mobilitazione che, al di là dei numeri, ha cercato di legare due dimensioni spesso trattate separatamente: quella internazionale della guerra e quella quotidiana della difficoltà economica. Il messaggio lanciato da Ivrea è che il costo dei conflitti non si misura soltanto nei territori colpiti dalle bombe, ma anche nelle ricadute sociali, economiche e politiche che finiscono per incidere sulla vita delle persone, sul lavoro e sulle prospettive delle nuove generazioni.