
Albiano d’Ivrea, è morto fratel Enzo Bianchi, fondatore di Bose e membro della Casa della Madia: aveva 83 anni
È morto a 83 anni Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose e negli ultimi anni membro della fraternità “Casa della Madia” di Albiano d’Ivrea. Figura di primo piano del monachesimo contemporaneo e del dialogo ecumenico, aveva legato una parte importante della propria vita al territorio della Serra e all’Eporediese.
Nato a Castel Boglione, nell’Astigiano, dopo gli studi alla Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, alla fine del 1965 si trasferì a Bose, frazione di Magnano, con l’intenzione di dare vita a una comunità monastica. Nel 1968 fu raggiunto dai primi fratelli e sorelle e scrisse la regola della comunità, che negli anni arrivò a contare oltre novanta membri di diverse nazionalità. Bianchi ne fu priore fino al 25 gennaio 2017.
Negli ultimi anni aveva fatto parte della Casa della Madia, fraternità composta da uomini e donne che condividono vita, lavoro e preghiera, con particolare attenzione agli ultimi e ai poveri.
A ricordarlo è il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera, che sottolinea come Bianchi abbia dedicato la propria esistenza alla ricerca di Dio e alla diffusione del Vangelo, ponendo al centro la misericordia, l’ecumenismo e le domande dell’uomo contemporaneo. Il vescovo richiama anche il peso dei suoi scritti e delle sue riflessioni sulla Parola di Dio, capaci negli anni di suscitare confronto e dibattito nella Chiesa e nella società civile.
Nel 1983 Bianchi fondò le Edizioni Qiqajon. Nel corso della sua attività ricevette due lauree honoris causa, dall’Università di Torino nel 2000 e dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo nel 2016. Fu inoltre coinvolto in numerosi organismi ecclesiali e partecipò, su nomina pontificia, a diversi Sinodi dei vescovi.
La sua figura resta soprattutto legata a Bose, dove prese forma un’esperienza monastica nuova, aperta al dialogo tra le Chiese e al confronto con il mondo contemporaneo. Con la sua morte, anche il Canavese e la diocesi di Ivrea salutano una personalità che per oltre sessant’anni ha intrecciato spiritualità, cultura e ricerca religiosa.