
Trading online e rendimenti fino al 18%: broker canavesana a processo per un giro da 11 milioni
Non c’è soltanto l’accusa di una presunta maxi truffa finanziaria da oltre 11 milioni di euro. Attorno al procedimento che vede imputata Daniela Sanza, 59 anni di Oglianico, si sta delineando una vicenda molto più ampia, destinata ad accendere i riflettori anche sul sistema dei controlli bancari e sugli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio.
Davanti al tribunale di Ivrea, la donna dovrà rispondere di esercizio abusivo dell’attività finanziaria, truffa aggravata e appropriazione indebita. Secondo la Procura, coordinata dal pubblico ministero Mattia Francesco Cravero, avrebbe raccolto nel corso degli anni i risparmi di decine di persone, promettendo rendimenti elevati e presentando gli investimenti come sicuri e costanti.
Le persone offese riconosciute nell’inchiesta sono 57. Pensionati, lavoratori, imprenditori e professionisti che, secondo l’accusa, avrebbero affidato alla consulente somme spesso ingenti, in alcuni casi superiori al mezzo milione di euro. Il volume complessivo delle operazioni ricostruite dagli investigatori supera gli 11 milioni di euro.
L’impianto accusatorio sostiene che gli investimenti fossero concentrati soprattutto sul trading intraday di titoli quotati sui mercati americani, in particolare azioni Apple. Ai clienti sarebbe stato chiesto di aprire conti correnti dedicati e di fornire le credenziali di accesso ai servizi di home banking, consentendo così alla donna di operare direttamente sui rapporti bancari.
Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, però, i rendimenti promessi non sarebbero derivati esclusivamente dall’attività di trading. Gli investigatori ipotizzano infatti un sistema alimentato da continui trasferimenti di denaro tra conti intestati a clienti diversi, con l’obiettivo di simulare profitti e mantenere alta la fiducia degli investitori. Un meccanismo che gli atti dell’inchiesta avvicinano a uno schema di tipo Ponzi.
Tra gli aspetti più delicati emersi nel corso delle indagini vi è poi il ruolo dei controlli bancari. Negli atti depositati compare una segnalazione alla Banca d’Italia nella quale vengono evidenziati movimenti di denaro ritenuti anomali e potenzialmente riconducibili a obblighi di verifica previsti dalla normativa antiriciclaggio. In particolare, alcune dichiarazioni raccolte dagli investigatori sostengono che l’operatività di Daniela Sanza fosse nota a un consulente della banca presso cui erano aperti diversi conti correnti coinvolti nell’inchiesta. Circostanze che dovranno essere approfondite nelle sedi opportune e che, allo stato attuale, non costituiscono contestazioni penali nei confronti dell’istituto di credito.
La difesa della 59enne, affidata all’avvocato Maurizio Riverditi, respinge l’impostazione accusatoria e sostiene che le perdite siano riconducibili all’esito negativo delle operazioni finanziarie effettuate sui mercati.
L’udienza preliminare è stata rinviata al prossimo 22 luglio. In quella sede i risparmiatori coinvolti potranno chiedere di costituirsi parte civile. Si annuncia quindi una battaglia giudiziaria complessa, destinata ad affrontare non soltanto il tema delle responsabilità individuali, ma anche quello dei controlli e delle tutele previste per chi affida i propri risparmi al sistema finanziario.