
Stellantis, uscite incentivate: una quarantina di lavoratori coinvolti a San Benigno. La Fiom non firma l’accordo
Si è aperto mercoledì 11 marzo il confronto tra la direzione Stellantis e le organizzazioni sindacali per definire un nuovo accordo sulle uscite incentivate che potrebbe interessare complessivamente 121 lavoratori. Di questi, circa quaranta riguardano lo stabilimento di San Benigno Canavese, legato alle attività dell’area Ex Pcma.
Secondo quanto reso noto dalla Fiom Cgil, il piano di uscite volontarie coinvolgerebbe diverse aree produttive del gruppo: Ex Mascherine e Special Vehicles (50 lavoratori), Presse (13), Costruzione Stampi (12), Mould & Shop (5) ed Ex Pcma (41). Proprio quest’ultima area è quella collegata allo stabilimento canavesano di San Benigno, dove una quarantina di addetti potrebbero essere interessati dal provvedimento.
L’accordo mira a favorire uscite su base volontaria attraverso incentivi economici, ma la Fiom Cgil ha deciso di non firmare l’intesa.
A spiegare la posizione del sindacato è Gianni Mannori, responsabile della Fiom di Mirafiori: «Come Fiom abbiamo chiesto, visto l’avvio della produzione della 500 Ibrida, accompagnato dalle dichiarazioni del presidente John Elkann e del ceo Antonio Filosa sulla centralità di Torino, la stabilizzazione a tempo indeterminato di un numero di giovani pari alle uscite previste».
Secondo la Fiom, infatti, l’avvio del nuovo modello avrebbe potuto rappresentare l’occasione per rafforzare l’occupazione stabile negli stabilimenti del gruppo, compresi quelli dell’area torinese e canavesana. Di fronte alla risposta negativa dell’azienda, il sindacato ha scelto di non sottoscrivere l’accordo.
«Non possiamo nascondere la nostra delusione per l’ennesima occasione mancata da Stellantis di dimostrare realmente il proprio interesse per il prosieguo e lo sviluppo produttivo nel nostro territorio – ha aggiunto Mannori –. Se a un numero di possibili uscite incentivate fosse stato affiancato un pari numero di stabilizzazioni di giovani precari neoassunti, l’azienda avrebbe dato un segnale concreto».
Per la Fiom, invece, la decisione confermerebbe una distanza tra le dichiarazioni sulla centralità di Torino e le scelte industriali effettive. «Ancora una volta – conclude Mannori – le parole rischiano di restare tali, anche perché non si vede all’orizzonte l’assegnazione di un nuovo modello che per Mirafiori resta vitale per il futuro dello stabilimento e dell’intero sistema produttivo del territorio».
fr.se.