Agricoltura, Avetta e Canalis (Pd): ” Siccità, cinghiali e peste suina, mettono in ginocchio il Canavese”

19/07/2022

“Il settore agricolo, silvicolturale e della pesca piemontese ammonta a circa 1,94 miliardi di euro, cifra che, se si somma anche la parte relativa all’industria alimentare, sale a 5,33 miliardi pari al 4,53% del valore aggiunto regionale. La peste suina è concentrata nell’alessandrino, ma tante zone della Città metropolitana di Torino soffrono le conseguenze drammatiche dell’inerzia di questi anni rispetto ai danni da siccità e da fauna selvatica. L’attenzione della Regione per i danni dell’agricoltura è insufficiente. Limitarsi al risarcimento della risemina e non del mancato raccolto penalizza gli agricoltori. La differenza è significativa e i tempi di erogazione dei risarcimenti sono troppo lunghi”: lo afferma il consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta in occasione del Consiglio regionale straordinario dedicato all’emergenza della Peste Suina Africana.

“Troppe volte in questi ultimi anni abbiamo denunciato il ‘cambiamento climatico’ e, altrettante volte, abbiamo ascoltato le ovvie rassicurazioni del presidente Cirio e della sua Giunta che hanno sempre sottovalutato il tema ambientale, trattandolo con estrema sufficienza. Oggi, anche a causa di questo atteggiamento, assistiamo impotenti ai suoi effetti drammatici”.
A giudizio del consigliere regionale del Pd in questi anni è stata del tutto insufficiente l’azione di contenimento degli ungulati: sulla base dei dati rilevati dalle associazioni di categoria in Piemonte le richieste di indennizzo dei danni da parte degli agricoltori sono aumentate del 63%. Al tempo stesso, si registra un aumento significativo degli incidenti stradali, con una popolazione di ungulati stimata in oltre 35 mila capi e distribuita capillarmente in tutte le province del Piemonte.

“A fronte di questa situazione drammatica la risposta della Giunta Cirio è disarmante: non ci sono soldi per risarcire gli incidenti stradali – aggiunge Alberto Avetta -. In aree di pregio naturalistico come il Canavese la presenza dei cinghiali mette a rischio anche il turismo eno-gastronomico. In Piemonte gran parte dei visitatori vuole godere della natura, anche solo per andare a funghi, ma se i boschi dovessero essere interdetti al pubblico, il calo del settore sarebbe inimmaginabile. Accade già in Liguria con alcune zone vietate alle persone. Immaginiamo cosa significherebbe per una zona come il Canavese, che si sta confermando una meta straordinaria per chi cerca natura e bellezza? Lo scaricabarile non funziona più: non basta dire, come fa il Presidente Cirio, che vanno cambiate le norme nazionali. Incominci a fare la sua parte. In Città metropolitana mancano le guardie venatorie e la Regione, ad oggi, non intende stanziare risorse per incrementare personale professionalmente qualificato e dedicato. In queste condizioni è impossibile contenere la fauna selvatica”.

“Ho presentato un apposito Ordine del Giorno – aggiunge la consigliera Monica Canalis – per velocizzare il completamento della recinzione metallica che isola l’area infetta, per favorire un rapido incremento dell’azione di contenimento dei cinghiali, potenziando gli strumenti esistenti, in primis l’assunzione di guardie faunistiche provinciali, per prevedere ristori per tutti i comparti economici interessati, agricoltori, commercio e attività outdoor, danneggiati dall’emergenza dall’emergenza della Psa, e coinvolgere permanentemente le istituzioni territoriali e le associazioni di categoria nel piano di eradicazione della Psa”.

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