Canavese: sul disegno di legge relativo alla fusione dei piccoli comuni, esplode la polemica politica

26/01/2016

E’ scontro aperto sulle maxifusioni dei comuni. I venti parlamentari del Pd che hanno intenzione di presentare a questo proposito un disegno di legge in Parlamento che prevede l’accorpamento per i comuni con una popolazione inferiore ai cinquemila abitanti, scatena già roventi polemiche tra gli amministratori, divisi tra chi è d’accordo nel dare vita ai Supercomuni e chi invece è nettamente contrario ad accorpamenti che penalizzerebbero i centri urbani minori. Il problema, ovviamente riguarda anche il Canavese. Già qualche mese fa se ne era parlato a Ivrea nel corso di un convegno durante il quale si era formulata l’ipotesi di accorpare i 69 comuni che fanno parte dell’Eporediese. E di recente, anche Alberto Rostagno, sindaco di Rivarolo Canavese ha rilanciato la proposta definendola “inevitabile”.

Fermo restando il fatto che il disegno di legge sarà discusso e non è detto che venga approvato, rimane il fatto (e questo fa pensare) che il tema ritorni ciclicamente alla ribalta. Tra i tanti, nettamente contrario è Giambattistino Chiono, storico amministratore canavesano e sindaco del comune di Busano. Co-fondatore dell’Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni d’Italia (Anpci) sull’argomento ha le idee chiare e non ha problemi a esprimere tutta la sua contrarietà. Come – si chiede – Germania, Francia e Spagna hanno molti più comuni di noi e l’Anci sostiene gli 8.400 comuni italiani sono troppi? Gli accorpamenti a chi giovano? “Di sicuro penalizzeranno i piccoli centri e non ne faccio una questione di campanile – dichiara con la consueta irruenza verbale -. Ho la netta impressione che si voglia ripetere l’operazione che ha portato all’abolizione della Provincia per dare vita alla città Metropolitana. Il risultato? Che Piero Fassino, sindaco di Torino e della Città Metropolitana, oggi si lamenta che le competenze del nuovo ente sono maggiori rispetto a quelle dell’ex provincia e chiede più soldi al governo. Ho il sospetto che anche questi ventilati accorpamenti comportino la stessa problematica. Se oggi l’amministrazione di un comune come quello di Busano che conta 1.600 abitanti costa ad ogni contribuente da 600 e 800 euro all’anno per abitante, cosa accadrebbe con le fusioni? E i servizi erogati ai cittadini in che modo saranno garantiti? E da chi? Di che cosa stiamo parlando?”

In sintesi il ragionamento del primo cittadino è il seguente: dare vita a Supercomuni di oltre centomila abitanti, se da un lato potrebbe abbassare la media dei costi dell’amministrazione (costi che sono prevalentemente costituiti dai dipendenti), dall’altro penalizzerebbe, a suo giudizio, la qualità e la tempistica dei servizi erogati ai cittadini. “Oggi il nostro comune conta sei dipendenti. I cittadini che vengono in Comune per il rilascio di documenti e certificati li ottengono in tempo reale. Se la gente ci segnala un problema relativo alla viabilità o di altro genere, siamo in grado di intervenire in breve tempo, compatibilmente anche con le risorse di bilancio – spiega Gianbattistino Chiono -. Quando i comuni accorpati diventano cinquanta, chi garantirà la tempestività dell’erogazione dei servizi? Quante ore di coda bisognerà sostenere per il rilascio dei certificati? Molti dei nostri piccoli comuni sono stati più che virtuosi e hanno fatto i salti mortali per risparmiare denaro da investire in opere pubbliche. Quando ci sarà una cassa comune in che modo si farà fronte alle problematiche di ogni centro urbano? E’ vero che nelle zone montane sono presenti di 60-80 abitanti, ma almeno preservano l’identità delle nostre valli. Se scompariranno che fine farà in nostro patrimonio montano. Cosa si farà per attirare ancora i turisti?”.

Giambattistino Chiono non si sbilancia, ma di sicuro, su questo fronte l’Anpci e l’Uncem di certo non staranno con le mani in mano: venerdì scorso l’Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, si è riunita a Poirino per elaborare una strategia comune per contrastare il disegno di legge  definito “scellerato”. “Abbiamo avuto ragione sulle province – conclude il sindaco di Busano -. Non intendiamo fare in modo che la questione degli accorpamenti venga calata dall’alto, ma bisogna che la spinta propulsiva venga dal basso e cioè dagli amministratori e dai cittadini. Non posso fare anticipazioni, ma la nostra azione sarà più che incisiva”.  Ma quanti sono i comuni canavesani che contano meno di 5mila abitanti e che con l’accorpamento rischiano di scomparire? Ecco l’elenco dei 103 centri urbani che rischiano l’estinzione:

 I 41 comuni che sono al di sotto della soglia dei 5mila abitanti

 Mazzè (4.152), Pavone Canavese (3.890), Pont Canavese (3.676), Borgofranco d’Ivrea (3.643), Forno Canavese (3.612), Montalto Dora (3.450), San Giusto Canavese (3.397), Banchette (3.280), Valperga (3.163), Bosconero (3.056), Romano Canavese (2.937), San Giorgio Canavese (2.705), Rivara (2.666), Agliè (2.644), Foglizzo (2.331), Feletto (2.269), Bollengo (2.112), Chiaverano (2.106), Lessolo (1.982), Salassa (1.795), Albiano d’Ivrea (1.791), Front (1.726), Lombardore (1.706), Rivarossa (1.626), Samone (1.614), Locana (1.601), Busano (1.588), Settimo Vittone (1.543), Cascinette d’Ivrea (1.491), Oglianico (1.426), Piverone (1.378), Azeglio (1.347), Vische (1.314), Candia (1.286), Mercenasco (1.267), Ozegna (1.235), Burolo (1.228), Loranzè (1.126), Sparone (1.085), Quincinetto (1.048), Montalenghe (1.030). 

 I 31 comuni che sono al di sotto della soglia dei mille abitanti

Cuceglio (997), Caravino (995), Vico Canavese (882), San Martino Canavese (851), Palazzo Canavese (843), Fiorano Canavese (837), Borgomasino (835), Vestignè (830), Orio Canavese (829), Bairo (816), Tavagnasco (813), Scarmagno (812), Prascorsano (781), Pertusio (773), Rueglio (773), Carema (772), Alice Superiore (701), Colleretto Giacosa (603), Barone Canavese (599), Torre Canavese (589), Perosa Canavese (556), Lusigliè (556), Borgiallo (550), Pratiglione (548), Baldissero Canavese (534), Salerano Canavese (522), Cossano Canavese (522), Vistrorio (521), Andrate (512), Settimo Rottaro (503), Vidracco (500). 

 I 31 comuni che sono al di sotto della soglia dei 500 abitanti

 Maglione (468), Parella (468), Brosso (460), Levone (439), Issiglio (425), Castelnuovo Nigra (417), Lugnacco (379), San Colombano Belmonte (376), Ciconio (371), Quassolo (359), Traversella (350), Colleretto Castelnuovo (347), Quagliuzzo (331), Ronco Canavese (313), Nomaglio (312), Canischio (294), San Ponso (279), Alpette (277), Frassinetto (272), Strambinello (264), Cintano (261), Vialfrè (254), Pecco (209), Chiesanuova (203), Noasca (169), Ceresole Reale (159), Trausella (131), Valprato Soana (112), Meugliano (93), Ribordone (67), Ingria (49).

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