Busano: Polo dello stampaggio, imprenditori sul piede di guerra per la “variante” all’ex statale 460

14/01/2021

Gli imprenditori dell’Alto Canavese sono letteralmente inferociti. E a ragione. Il motivo? La mancata realizzazione della “famosa” variante alla ex strada statale 460 che interessa i territori Front, Busano, Salassa, Rivarossa e Lombardore. Ma quel che soprattutto ha fatto infuriare gli industriali titolari delle tante attività produttive collocate nel “Polo dello stampaggio” è che le istituzioni sono finora rimaste sorde alle tante richieste di attenzione che si sono levate negli anni. E già. Perché la sempre più malmessa rete stradale del Canavese non è più in grado di reggere il continuo passaggio di mezzi pesanti che trasportano le materie prime destinate alle aziende. E l’estensione dei tempi di percorrenza influisce negativamente sul prezzo finale dei prodotti a causa del conseguente aumento dei costi.

Gli imprenditori dell’Alto Canavese sono stufi di essere puntualmente ignorati. Cose che accadono in Canavese come Italia. E sempre più frequentemente. Come il nuovo ospedale di Ivrea del quale si parla da trent’anni e sul quale si continua infruttuosamente a discutere.

La “variante” sulla carta è una realtà che giace in qualche cassetto della Regione Piemonte alla quale era stato inviato parecchi anni fa. La vicenda risale alla fine degli anni Ottanta. Il comune di Rivarossa stava progettando di realizzare un anello stradale che circumnavigasse il centro abitato. Fu Giambattistino Chiono, sindaco di Busano a proporre di rivedere il progetto originario e di ampliarlo facendo in modo che sfociasse nell’area dove successivamente è sorto il “Polo dello stampaggio”. Da allora sono trascorsi trenta lunghissimi anni. Nei primi anni Novanta il progetto della “Variante” aveva preso corpo e l’interessamento della Provincia di Torino (oggi Città Metropolitana) aveva fatto ipotizzare che il cantiere potesse partire nel 2005. Poi tutto è caduto nell’oblio.

E anche oggi, nonostante i continui appelli alle massime istituzioni regionali, nulla ancora si muove. Gli imprenditori sanno bene che, con la recessione e la stagnazione economica prima, e l’avvento della pestilenza, il tempo per continuare ad attendere è scaduto. Gli animi sono surriscaldati. Di recente sia imprenditori che amministratori dei comuni del territorio si sono incontrati per un approfondito riesame della situazione e se la Regione continuerà a fare orecchi da mercante sarà possibile che si costituisca un Comitato per sollecitare, con ogni mezzo possibile, la realizzazione di un progetto economicamente strategico.

E pensare che nel “polo dello stampaggio” sono presenti alcuni tra le aziende che meglio di altre rappresentano l’eccellenza metalmeccanica italiana. Il cuore “pulsante del Canavese” e del Nord Italia batte qui, nell’area di pochi chilometri quadrati compresa tra i comuni di Busano, Favria, Valperga, Rivara e Forno Canavese. La “variante” alla ex statale 460 consiste in una strada di poche decine di chilometri che consentirebbe di decongestionare il traffico, consentendo a quello pesante di viaggiare speditamente e alle aziende di abbattere notevolmente i costi. Ma questa volta non ci accontenta più di vaghe promesse. Da oggi conteranno i fatti. Gli industriali sono pronti a fare la loro parte, ma la politica deve assumersi, una volta per tutte le proprie responsabilità e fornire risposte concrete.

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