Ex statale 460, strada inadeguata ma il codice della strada viene ignorato

16/08/2015

Ampliare e migliorare la rete stradale per garantire un collegamento più efficiente e dinamico tra Torino e il Canavese: da vent’anni il tema è di estrema attualità soprattutto dal punto di vista della sicurezza. La ex strada statale 460 del Gran Paradiso oggi, a giudizio di molti amministratori, non risponde più alle esigenze dettate dal volume di traffico che è accresciuto rispetto al passato. Ergo, sarebbe necessario che le istituzioni intervenissero per rendere più fluida la circolazione e rendere l’arteria stradale più sicura. Le cronache dei giornali parlano chiaro: nel tratto tra Leini, passando per Lombardore e fino a Feletto, nell’ultimo decennio si è verificata una vera ecatombe: decine di vittime e centinaia di feriti. Non a caso l’ex 460 si è meritata l’appellativo di “strada maledetta”.

Colpa soltanto della sua inadeguatezza o del fatto che oggi gli automobilisti rispettano molto meno, rispetto al passato, le norme del codice della strada? Il nostro viaggio è iniziato a Torino, in un caldo giorno di questo torrido mese di luglio con destinazione Cuorgnè: quasi cinquanta chilometri di percorso costellato da rotonde e da tratti di strada costellati da buchi rappezzati alla bell’e meglio. La strada è quotidianamente percorsa da decine di migliaia di pendolari: tutte persone che da Torino si recano in Canavese a lavorare e viceversa.

Automobilisti indisciplinati

Il limite di velocità è di 70 chilometri orari al di fuori dei tratti di competenza urbana nei due sensi di marcia ma a rispettare i limiti sono davvero pochi. Quasi sempre, sia all’andata che al ritorno, la nostra auto è stata puntualmente superata, anche in tratti che rendevano il sorpasso più che azzardato. E non parliamo dei conducenti per parlano al telefono cellulare e, per di più, senza auricolare e vivavoce con il dispositivo mobile continuamente attaccato all’orecchio sinistro.

Strada inadeguata

Indubbiamente la strada che attraversa il cuore del Canavese necessiterebbe di radicali interventi per renderla maggiormente percorribile, anche se va detto che l’installazione delle tante rotatorie contribuisce in alcuni tratti a limitare la velocità dei veicoli in transito. Ma questo non basta: molti automobilisti non rispettano le precedenze, mancano i guard-rail nei punti maggiormente esposti, la segnaletica è a tratti insufficiente o addirittura assente e il manto stradale necessiterebbe di una copertura drenante in modo che non si formino quei pericolosi veli d’acqua che rendono la strada più pericolosa di quanto non sia. E poi c’è la questione delle piazzole, presenti nel tratto fino a Lombardore e quasi del tutto assenti lungo il resto del percorso. Indipendentemente da questo, la constatazione che è cambiato, spesso in peggio, lo stile di guida degli automobilisti, può servire a spiegare perché una strada (il cui ampliamento in verità, sarebbe estremamente oneroso) diventa più pericolosa di quanto non sia il realtà. E’ soprattutto questione di cultura, di buonsenso e di prudenza. Un mix di elementi che spesso decide della vita o della morte di chi guida, a prescindere dalle responsabilità delle istituzioni.

 

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