IL PUNTO: Canavese, le scelte scolastiche che vincono la disoccupazione

09/08/2015

Un tasso di disoccupazione che al Nord come al Sud, cresce esponenzialmente. Una piaga cronica che finora, nessun governo è riuscito a rimarginare, almeno in parte.

Il Jobs Act sembra una “pezza” destinata a sanare situazioni precarie pregresse ma la società civile si aspetta soluzioni radicali che siano in grado di far ripartire l’economia reale. Il problema sarà quello di convincere i mercati che l’azione della politica potrà dare dei frutti concreti nel breve e medio termine.

Tra poco meno di un mese inizierà il nuovo anno scolastico: quali sono le scelte che un giovane deve compiere per evitare di perdere tempo e soldi e per cercare di costruirsi un futuro lavorativo che offra prospettive solide? Fabrizio Rosboch, manager imprenditoriale conosciuto in tutto il Canavese ma anche all’estero, ha poco più di 40 anni. Il fatto di provenire da una famiglia di imprenditori non è stata un’agevolazione: tutte le attività che gestisce e che danno lavoro a decine di persone e consulenti, le ha create dal nulla, utilizzando il fiuto, l’intelligenza e la preparazione, affrontando sfide che avrebbero scoraggiato chiunque.

La domanda è la seguente: come vede un giovane manager la situazione economica e occupazionale in Canavese e, più in generale, in Italia? “Di recente, seguendo le vicissitudini complicate del nostro paese ho avuto modo di analizzare i dati circa lo stato attuale dell’occupazione giovanile. Ho altresì comparato la situazione occupazionale con la media dei paesi membri dell’unione europea scoprendo l’obsolescenza della nostra rete industriale – sostiene Fabrizio Rosboch -. Quali sono le facoltà che portano a un’occupazione continuativa a tre anni dall’ottenimento della laurea? I dati che di cui parlerò si riferiscono alle lauree lunghe ” 3 anni +2 anni “. Al primo posto svetta ingegneria con l’81% di impiegati entro i tre anni, seguono il chimico farmaceutico con il 72%, l’economico statistico con il 65%, architettura con il 63% e il linguistico con il 62 %. Incredibilmente scopriamo che oggi, tra i percorsi di laurea più a rischio disoccupazione, ci sono medicina e giurisprudenza. A causa della crisi della sanità italiana i neo medici hanno una probabilità occupazionale post laurea solo nel 24% dei casi, Cioè uno su quattro. Per quel che riguarda la tanta ambita laurea in giurisprudenza le percentuali arriva a malapena al 38 %. Poco più di uno su tre. Nel percorso di orientamento scolastico dei giovani non si può più ignorare lo stato dell’arte”.

Paradossalmente in una società con tasso di disoccupazione così elevato esistono profili tecnici e socio-assistenziali che vengono “ importati” spiega Fabrizio Rosboch.

Il riferimento, non casuale, è relativo alle professioni emergenti e che occupano prevalentemente personale straniero. “Evidente è il caso delle ‘badanti’ per gli anziani. Il tessuto industriale nazionale oltre a vivere una contrazione in termini quantitativi, sta subendo anche una metamorfosi qualitativa – specifica -. Cambiano le esigenze e i costumi. Il vincolo di bilancio famigliare s’irrigidisce e la scelta sui beni e i servizi da comprare si fanno più oculati. Non a caso tengono i settori industriali legati all’export ed ai beni primari. Anche da noi Iniziano a vedersi i primi corsi di educazione finanziaria per le famiglie. Un momento di riflessione sulla gestione dei pochi soldi che sono rimasti e di come indirizzare le nuove generazioni verso un futuro incerto”.

Un percorso non facile che andrebbe in ogni caso adeguatamente supportato dalle istituzioni e non soltanto dal punto di vista finanziario. Mai come in questo difficile momento, la comunicazione riveste un ruolo di primaria importanza.

 

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