Un’aula del Consiglio metropolitano gremita di sindaci e sindache ha accolto, martedì 24 febbraio, l’intervento di Luigi Ciotti, fondatore di Libera Piemonte, che ha ripercorso la nascita del 21 marzo, la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di tutte le mafie. Un momento carico di emozione e di richiamo alla responsabilità istituzionale in vista dell’appuntamento del 2026, quando la manifestazione nazionale tornerà a Torino dopo vent’anni.
«Il 21 marzo 2026 la manifestazione nazionale torna a Torino e tutto il territorio metropolitano è mobilitato», ha dichiarato il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo. «Sarà la festa dei valori e della legalità. Il forte coinvolgimento del territorio sarà il segreto del successo: dobbiamo condividere valori fondamentali e ribadire il nostro impegno per la legalità».
Nel suo intervento, Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico, ha posto l’accento sull’importanza della memoria concreta, invitando i Comuni a intitolare strade e spazi pubblici anche alle vittime meno conosciute delle mafie. «Avviso Pubblico cammina con gli enti locali per affermare la legalità. Grazie ai sindaci e a don Luigi Ciotti per aver raccolto l’appello dei familiari delle vittime, che chiedono città in cui la memoria sia conservata e riconosciuta, anche attraverso la toponomastica. La questione è attuale e concreta». Montà ha inoltre richiamato l’attenzione sull’aumento del consumo di droga e sul reinvestimento dei proventi nell’economia legale: «Dobbiamo imparare a raccontare ai giovani la minaccia rappresentata da mafia e corruzione, riconnettere le relazioni con i cittadini e trasformare i fiumi di denaro in impegno e risorse per la legalità».
La vicesindaca di Torino, Michela Favaro, ha sottolineato l’orgoglio della città nell’ospitare nuovamente l’evento nazionale: «Torino è onorata di accogliere questa manifestazione vent’anni dopo, nella città dove è nata Libera, dove don Ciotti ha iniziato il suo impegno, Torino città medaglia d’oro della Resistenza».
A intervenire anche Andrea Turturro di Libera Piemonte, che ha ribadito come l’intitolazione di luoghi pubblici alle vittime meno note rappresenti un percorso di consapevolezza civile, accanto alla necessità di rafforzare il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. «In Piemonte la capacità di riutilizzo è solo del 23%, troppo bassa rispetto ad altre regioni. Il percorso è complesso e richiede sinergia tra istituzioni e comunità locali».
Nel suo intervento conclusivo, don Ciotti si è rivolto direttamente ai primi cittadini: «Sono emozionato di incontrarvi». Ha ricordato il legame con Giovanni Falcone, da cui nacque l’idea del 21 marzo, e ha lanciato un allarme sulla moltiplicazione delle dipendenze, dalle droghe ai disturbi alimentari, fino al gioco d’azzardo e al Web. Citando Luigi Sturzo, che aveva previsto l’espansione della mafia verso il Nord e oltre le Alpi, ha sottolineato come quella previsione si sia puntualmente avverata. «Tutte le vittime hanno un nome e il diritto di essere chiamate con il loro nome. Da lì nasce la giornata della memoria e dell’impegno, una giornata che abbraccia tutti e il loro dolore», ha affermato, invitando i sindaci a mobilitarsi per essere presenti, insieme alle comunità, il 21 marzo a Torino.
Fr.Se.
