l trasporto pubblico italiano continua a perdere terreno, tra tagli alle risorse, scelte infrastrutturali sbilanciate e un servizio quotidiano sempre più fragile per pendolari, studenti e lavoratori. È il quadro che emerge dal nuovo Rapporto Pendolaria, giunto alla 20ª edizione e realizzato da Legambiente, presentato nei giorni scorsi a Roma, nella cornice simbolica della stazione di Termini.
Secondo il rapporto, il Fondo Nazionale Trasporti nel 2026 varrà il 38% in meno rispetto al 2009, se si considera l’inflazione. Un dato che certifica un sottofinanziamento cronico mai colmato dopo i tagli del 2010. In termini assoluti, le risorse sono passate dai 6,2 miliardi di euro del 2009 ai 4,9 miliardi del 2020, con un lieve recupero a 5,18 miliardi nel 2024. Ma a valori reali il fondo oggi vale circa il 35% in meno e, senza correttivi, il divario è destinato ad aumentare. Per tornare ai livelli di spesa di quindici anni fa servirebbero almeno 3 miliardi di euro aggiuntivi.
A pesare, secondo Legambiente, sono anche le scelte contenute nella legge di Bilancio 2026, che riduce risorse decisive per infrastrutture strategiche come la Metro C di Roma, la M4 di Milano e il collegamento Afragola–Napoli, mentre grandi opere stradali continuano a catalizzare il dibattito pubblico. Emblematico il confronto tra costi: 15 miliardi di euro per poco più di 3 chilometri del Ponte sullo Stretto, contro 5,4 miliardi che consentono la realizzazione di 250 chilometri di tranvie in 11 città.
Il rapporto segnala inoltre un progressivo impoverimento del servizio ferroviario regionale: nel 2024 hanno circolato 185 treni in meno rispetto al 2023, a causa della dismissione dei convogli più vecchi non compensata da un adeguato numero di nuovi acquisti. Una riduzione che ha avuto effetti diretti sull’offerta e sulla qualità del servizio.
Tra le dieci ferrovie peggiori d’Italia, anche quest’anno figura il Canavese, inserito in un quadro più ampio che coinvolge l’intero Servizio Ferroviario Metropolitano di Torino e il sistema ferroviario regionale piemontese. Nel mirino del rapporto finiscono, tra le altre, la Sfm1 Rivarolo–Chieri, la Chivasso–Pinerolo e la Ivrea–Chivasso. «I disagi sono aggravati dai cantieri – sottolinea Legambiente – che comportano ritardi, cancellazioni e sostituzioni con bus, ma si sommano a problemi cronici dell’infrastruttura e del materiale rotabile». Tra le criticità segnalate figurano malfunzionamenti di passaggi a livello, deviatoi e segnalamento, avarie alle porte di carrozze vetuste, utilizzo di convogli logori provenienti da altre regioni, cancellazioni frequenti e un’informazione all’utenza giudicata insufficiente.
Nonostante il quadro complessivo resti critico, il rapporto registra alcuni segnali contrastanti: rispetto al 2024 si osserva un miglioramento degli indici di puntualità, con alcune eccezioni, e un aumento dei passeggeri trasportati. Nel Servizio Ferroviario Metropolitano, le maggiori difficoltà nell’ultimo anno hanno interessato la Sfm2 Pinerolo–Chivasso; qualche progresso è stato rilevato sulle linee Sfm4 Alba–Germagnano e Sfm7 Fossano–Germagnano, pur in presenza di disfunzioni ancora incompatibili con un servizio moderno ed efficiente.
Sul fronte del servizio regionale, la situazione resta «particolarmente critica» sulle linee Torino–Savona e Torino–Milano, che continuano a registrare bassi livelli di efficienza e puntualità. «Fatta eccezione per alcune corse ripristinate sulla Torino–Milano – conclude il rapporto – persistono ancora le riduzioni di servizio introdotte durante il periodo pandemico».
Un’analisi che rilancia l’allarme sul futuro del trasporto pubblico locale e che, ancora una volta, chiama in causa le scelte politiche e gli investimenti necessari per garantire un servizio ferroviario all’altezza delle esigenze quotidiane dei cittadini.
Fr.Se.
