
Transumanza, una tradizione che continua. Cortese: “Ecco il suono gioioso dei campanacci”

Cambiano i tempi, spesso in peggio, scompaiono le tradizioni ma quella della transumanza è uno di quegli avvenimenti annuali che ancora persistono nelle nostre montagne. Un tempo la transumanza suscitava nei ragazzi e anche negli adulti un sentimento di gioia, di allegria, di appartenenza alle solide radici dell’economia montana. Giorgio Cortese, ex sindaco di Favria, ricorda in un breve racconto, le sensazioni che prova ancora oggi, quando i pastori riportano a valle le greggi dopo la lunga permanenza estiva nei pascoli montani.
“In casa all’improvviso odo un suono lontano di campanacci, immaginate il mio stupore, ritorno bambino e mi affaccio al balcone con la bocca aperta e gli occhi del bambino che germina nel mio animo, con il sorriso dei ricordi che esce dai miei pensieri di adulto. Ecco che arriva prima piano piano e poi sempre più forte, un suono familiare dal tempo ritorna ed ogni nella stessa stagione si ripresenta e risveglia la memoria: la transumanza.
La lunga mandria di bovini transita sotto casa, eccoli i pastori che ritornano dalla lunga estate nell’alpeggio su tra i monti. Lavoro fatto di sacrificio e passione, una ricchezza di valori che a volte vengono dimenticati. Ci siete mancati, bentornati a Favria, grazie per il vostro utile lavoro per tutti noi”.
Giorgio Cortese