
Polo dello Stampaggio in crisi nell’Alto Canavese: l’allarme della Fiom su energia e costi in aumento
Il distretto dello stampaggio a caldo dell’Alto Canavese, tra Busano, Forno Canavese e Rivara, torna a fare i conti con una fase di forte difficoltà. A lanciare l’allarme è la Fiom-Cgil, che evidenzia rischi concreti per l’intero comparto in assenza di un miglioramento del contesto internazionale.
«Tra il 2013 e il 2023 in Italia le tariffe elettriche sono salite del 240% e il gas del 65%, mentre i redditi sono cresciuti appena dell’11,5%», spiegano Giovanni Ambrosio e Giorgia Perrone. «Il prezzo dell’energia elettrica è ulteriormente aumentato dell’11,66% da inizio anno e il costo dell’acciaio è salito di oltre il 16% rispetto ad aprile dello scorso anno».
Un quadro che, secondo il sindacato, rischia di mettere in ginocchio un settore storicamente strategico per il territorio. «Il nostro è la culla dello stampaggio a caldo, una lavorazione fortemente energivora, esposta alla concorrenza estera e al continuo aumento dei costi di produzione. Dopo il ridimensionamento già vissuto dagli anni ’80 a oggi, vogliamo evitare una nuova emorragia occupazionale».
Alla base della crisi, sottolinea la Fiom, vi è anche una mancanza strutturale di politiche industriali ed energetiche. «Da vent’anni mancano strategie adeguate: è urgente che tutti gli attori locali si riuniscano per individuare soluzioni concrete e tempestive, in grado di tutelare lavoratori, imprese e comunità».
Il contesto geopolitico internazionale, con le tensioni sui mercati energetici e sulle materie prime, continua infatti a spingere verso l’alto prezzi e inflazione, riducendo il potere d’acquisto di famiglie e lavoratori e alimentando segnali di stagnazione economica.
Per il sindacato si tratta di una vera e propria “chiamata all’azione”: «Siamo di fronte a una crisi che potrebbe rivelarsi più grave di quella del Covid e persino del 2008, per la complessità degli scenari globali. È necessario intervenire subito per salvaguardare il futuro del distretto e dei suoi lavoratori».