Un passo avanti significativo nel trattamento del tumore prostatico arriva dall’ASL TO4, che ha presentato ufficialmente il nuovo sistema robotico per il trattamento focale della neoplasia prostatica presso il centro congressi dell’ospedale di Chivasso. L’evento si è svolto nel pomeriggio di lunedì 23 febbraio 2026 ed è stato organizzato dalla Struttura complessa di Urologia diretta da Daniele Griffa, con un incontro rivolto ai medici di medicina generale e agli specialisti aziendali per illustrare le potenzialità cliniche e organizzative della nuova tecnologia. Il sistema è entrato in funzione oggi, martedì 24 febbraio, con l’esecuzione dei primi tre interventi nelle sale operatorie del presidio ospedaliero chivassese, segnando l’avvio operativo di una metodica innovativa destinata a rafforzare l’offerta oncologica territoriale. «
Questo investimento – sottolinea Luigi Vercellino, direttore generale dell’Asl To4 – conferma la volontà di posizionare l’azienda come centro di eccellenza tecnologica. Portare sul territorio strumenti robotici di questo livello significa rispondere ai bisogni sanitari della popolazione con le tecniche più efficaci e tecnologicamente all’avanguardia e fornire ai nostri professionisti i migliori strumenti disponibili. La rete urologica della nostra azienda, già di altissimo valore professionale, potrà ancora crescere e raggiungere ulteriori obiettivi di efficacia».
Il sistema si basa sulla tecnologia High Intensity Focused Ultrasound (Hifu), che utilizza ultrasuoni ad alta intensità concentrati in modo selettivo sulla lesione tumorale: attraverso una sonda ecografica transrettale robotizzata, il fascio viene focalizzato esclusivamente sull’area interessata provocando la distruzione termica del tessuto neoplastico senza danneggiare le strutture sane circostanti. I vantaggi per il paziente sono significativi: la procedura è mininvasiva, eseguita in anestesia spinale e senza incisioni chirurgiche; il recupero è rapido, con dimissioni generalmente previste entro 24 ore; la qualità della vita viene tutelata grazie alla preservazione della funzione urinaria e sessuale; il trattamento è personalizzato sull’anatomia del singolo paziente e può essere ripetuto in caso di necessità. Dal 2021 in Italia sono oltre mille i pazienti trattati con questa tecnica, che rappresenta oggi una realtà consolidata capace di coniugare efficacia oncologica e massima attenzione alla persona, mentre nel mondo i casi superano quota 50 mila.
«L’introduzione della tecnologia Hifu – dichiara Daniele Griffa – rappresenta una rivoluzione nel nostro approccio terapeutico. Non siamo più costretti a scegliere tra l’attesa vigile e la chirurgia radicale: oggi possiamo offrire una “terza via” estremamente precisa. Questo sistema ci permette di colpire selettivamente il tumore preservando l’integrità dell’organo. È l’opzione ideale per i tumori a rischio basso-intermedio, in caso di recidive post-radioterapia o per pazienti che non possono affrontare un intervento tradizionale, garantendo standard di sicurezza elevatissimi, supportati da oltre 50 mila casi trattati nel mondo».
f.s.
