IL PUNTO: Ai funerali di Laura “Lalla” Olivetti, l’imbarazzante assenza di gran parte della città

23/12/2015

L’hanno pensato in molti ma in pochi lo hanno detto. Sta di fatto che ai funerali di Laura “Lalla” Olivetti, scomparsa prematuramente all’età di 64 anni a causa di una grave malattia che in tre anni l’ha consumata, sarebbe stato lecito attendersi una partecipazione decisamente più massiccia. E non solo perché Laura Olivetti era l’ultimogenita del grande e geniale Adriano che fu l’artefice, per alcuni decenni della fortuna di una città e di un intero territorio, ma perché è stata una ambasciatrice canavesana nell’esclusivo e complesso mondo della cultura sociale internazionale. Sarà forse l’effetto dell’inevitabile ricambio generazionale, ma sta di fatto che la città ha mostrato una certa e imbarazzante indifferenza e disaffezione.

Eppure Laura Olivetti ha portato, seppure in ambienti diversi da quelli frequentati dal padre, il nome di Ivrea nel mondo, grazie alla sua cultura, alla sua preparazione, alla sua partecipazione a grandi iniziative umanitarie e sociali. E’ il segno di una Ivrea che è cambiata? E’ innegabile che la graduale scomparsa dell’azienda dal territorio eporediese e canavesano, ha in qualche modo contribuito a troncare l’imprescindibile rapporto tra l’azienda e gli eporediesi. Nulla da eccepire sulla solennità che le istituzioni hanno dato alla scomparsa di Laura Olivetti: la camera ardente in municipio come si conviene ai personaggi illustri, la guardia d’onore, la parata commossa delle vecchie spille Olivetti.

E’ la partecipazione della città che ha lasciato a desiderare. Di quella città, di quella “comunità” che ad Adriano deve molto: lavoro, dignità, strutture allora all’avanguardia, ai primi asili nido e alle prime scuole materne istituite in Italia, una moderna e ineguagliabile concezione urbanistica, un futuro certo, una casa acquistata con orgoglio con lo stipendio guadagnato con l’impegno e la passione per il lavoro.

Qui sta la vera genialità di Adriano: al di là delle sue innovatrici intuizioni in campo imprenditoriale, Adriano Olivetti è stato capace di far nascere nei suoi dipendenti, fossero essi dirigenti, ingegneri, tecnici, operai e operaie, l’amore per il proprio lavoro e la fierezza dell’appartenenza ad un’azienda che stava cambiando il mondo e il modo di comunicare. E non è un caso se gli edifici della Olivetti, in tempo luoghi di lavoro e di vita,  sono oggi candidati a entrare nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco per iniziativa del Comune di Ivrea, della Fondazione Olivetti  con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività culturali.

Al di là della retorica, della facile dietrologia, la scarsa partecipazione ai funerali di “Lalla” Olivetti (che quest’anno ha ricevuto il premio Unesco Ombra della Sera), si è rivelata un’occasione persa per rendere omaggio alla figlia di una città che agli Olivetti deve molto, se non tutto. E non è un bel segnale.

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