
CUORGNÈ – La villa confiscata alla ’ndrangheta diventa “Casa Fonte”: mercoledì 7 ottobre l’intitolazione con don Luigi Ciotti
Da bene sottratto alla criminalità organizzata a luogo dedicato alla memoria e alla legalità. Mercoledì 7 ottobre, alle 10, la villa di via Salgari un tempo appartenuta a Giovanni Iaria sarà ufficialmente intitolata “Casa Fonte”, in ricordo di Renata Fonte, amministratrice pubblica di Nardò uccisa nel 1984. Alla cerimonia parteciperanno don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, e i familiari di Renata Fonte. L’appuntamento è annunciato anche dal Comune di Cuorgnè.
Il nome è stato scelto attraverso un concorso che ha coinvolto studenti delle scuole cittadine, associazioni e cittadini, con l’obiettivo di trasformare il bene confiscato in un simbolo concreto di partecipazione e contrasto alla criminalità organizzata. La struttura è oggi gestita dall’associazione Mastropietro Onlus.
La giornata non si esaurirà con la cerimonia del mattino. In serata è previsto anche un evento musicale ai giardinetti di via Braggio, accompagnato da street food, per proseguire il momento di condivisione con la cittadinanza.
La figura alla quale viene dedicata la villa è quella di una donna diventata simbolo dell’impegno civile. Renata Fonte nacque a Nardò il 10 marzo 1951. Dopo diversi trasferimenti legati alla vita familiare, tornò in Salento e si impegnò nella vita politica locale nelle file del Partito Repubblicano Italiano, diventandone segretaria cittadina e successivamente consigliera e assessora comunale.
La notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 1984, pochi giorni dopo aver compiuto 33 anni, venne assassinata a pochi passi dalla propria abitazione dopo una seduta del Consiglio comunale. La sua morte è ricordata come uno dei casi simbolo della violenza mafiosa nel Salento e la sua figura è entrata nel patrimonio della memoria civile legata alle vittime innocenti delle mafie.
L’intitolazione di Cuorgnè assume così un significato che va oltre la semplice denominazione di un edificio: un bene appartenuto alla criminalità organizzata viene restituito alla comunità e associato al nome di chi ha pagato con la vita il proprio impegno pubblico.