Coronavirus, il consigliere Pd Avetta: “Sperimentiamo nel Canavese ripartendo dal territorio”

20/04/2020

È estremamente critico il consigliere regionale Pd Alberto Avetta sulla gestione regionale dell’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus. E a supporto delle critiche avanzate sottolinea come la medicina di gruppo, le Case della Salute, gli infermieri di comunità, l’assistenza diagnostica domiciliare e a distanza. A giudizio del consigliere regionale democratico è possibile e necessario sviluppare modelli nuovi poiché da sempre il Canavese è terreno fertile di innovazione.

“Con Saitta 64 Case della Salute e 8 milioni di euro l’anno. Nel primo Bilancio della Giunta Cirio nessuna risorsa. Quindi è tempo di guardare ai fatti. Il coinvolgimento nell’Unità di crisi di persone esperte come il Presidente dell’Ordine dei Medici Guido Giustetto e del virologo Di Perri dell’Amedeo di Savoia è un’ottima notizia – spiega il Canavesano Alberto Avetta in una nota stampa -. Finalmente si ammette che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. L’emergenza sanitaria in atto ci impone di pensare ad un modello di sanità sempre più integrato tra ospedale e territorio, e ha ragione il Presidente Cirio quando afferma che bisogna ripartire dalla medicina territoriale. Ma in Piemonte non partiamo da ‘zero’, negli ultimi anni sono state fatte scelte importanti che ora devono essere portate avanti e potenziate con risorse certe e più personale, senza dover inventare nulla di nuovo: rafforzare la medicina di ‘gruppo’, potenziare la rete specialistica ambulatoriale e l’assistenza domiciliare, investire sulle Case della Salute”.

“Il Patto per la Salute aveva previsto le Aft (Aggregazioni Funzionali Territoriali) e le Uccp (Unità di cure primarie), astrusi acronimi che alludevano a forme di associazionismo tra medici di famiglia e pediatri: potenziamole dotandole anche degli strumenti necessari per fare diagnostica di primo livello. Le Case della Salute durante l’assessorato di Saitta sono passate da 10 a 64 e finanziate con 8 milioni di euro l’anno. Nel primo bilancio regionale dell’era Cirio, approvato poche settimane fa non si trova traccia delle risorse destinate alle Asl per le Case della Salute. Sempre durante la Giunta Chiamparino sono stati avviati progetti pilota come gli ‘infermieri di famiglia e di comunità e la diagnostica a domicilio: esperienze importanti da diffondere e rafforzare accelerando l’utilizzo delle tecnologie. Le cronicità e le non autosufficienze devono poter trovare risposte concrete ed efficaci sul territorio e non negli ospedali.

Quindi, ripartiamo da quanto previsto nel Piano Regionale Cronicità e dalle forme innovative di organizzazione delle curie primarie che sono già state sperimentate, implementandole alla luce dell’esperienza che stiamo maturando a causa del Covid-19. Facciamolo a cominciare dalle realtà di provincia in cui vive la stragrande maggioranza dei piemontesi che ha bisogno urgente di ‘sanità di territorio’. Faccio un esempio: a Ivrea e nel Canavese da oltre venti anni discutiamo di ospedale nuovo.

Oggi abbiamo l’occasione per fare un ragionamento più ampio che consideri e valorizzi anche le strutture di Castellamonte e Cuorgnè, senza dimenticare Chivasso, Cirié e Valli di Lanzo, parallelamente ad una sperimentazione dei servizi domiciliari innovativi, a cominciare da quelli ad alto contenuto tecnologico come la diagnostica domiciliare e a distanza. Per storia, cultura e know how il Canavese sarebbe sicuramente il terreno più fertile per questo tipo di sperimentazioni. E lo possiamo fare senza sprecare il lavoro fatto nei passati: resettare tutto vuol dire perdere tempo e il Coronavirus ci ricorda ogni giorno quanto il fattore ‘tempo’ sia strategico”.

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