Chivasso, sgominata una rete di spacciatori. Sette arrestati. L’inchiesta fa tremare anche il Canavese

18/02/2017

L’operazione eseguita dai carabinieri della Compagnia di Chivasso e coordinata dalla procura di Ivrea che ha smatellato una collaudata rete di spaccio attiva a Chivasso, fa tremare anche mezzo Canavese e il Biellese. E’ da qui che decine e decine di clienti ordinavano e acquistavano tutti i giorni dosi di cocaina e marijuana. Le indagini dei carabinieri, iniziate alcuni mesi fa, hanno portato alla luce l’attività di un’organizzazione che faceva capo a due fratelli residenti a Chivasso, Bruno Lazzaro, 28 anni ed Enrico Lazzaro, 21 anni. Insieme ai due fratelli sono finiti in manette anche il ventunenne Davide Gioffrè, anch’egli residente a Chivasso e Arcangelo Cuzzupi, 21enne residente a Volpiano.

L’organizzazione riforniva di droga, usando l’applicazione per smartphone e tablet WathSapp e un un linguaggio criptato per aggirare eventuali intercettazioni telefoniche e ambientali, studenti, professionisti, piccoli imprenditori, giovani benestanti e operai. I carabinieri hanno calcolato che la banda fosse in grado di smerciare almeno una cinquantina di dosi di droga al giorno per un giro d’affari di tutto rispetto. Altri tre uomini residenti a Chivasso, ritenuti dalla procura di Ivrea complici dell’organizzazione smantellata, sono stati sottoposti all’obbligo di dimora e di firma: si tratta di Francesco Ilacqua, 38 anni, Sebastiano Dimaiolo, 20 anni e Luciano Ilacqua, 29 anni mentre altre quattro persone sono state denunciate a piede libero.

Di Bruno Lazzaro si era già parlato qualche mese fa quando si era resentato una sera nel pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso per farsi curare una ferita da arma da fuoco (pare che l’espidodio non sia collegabile con l’attività di spaccio), mentre a Enrico Lazzaro è stato contestato l’incendio doloso appiccato a un’utilitaria in via Paleologi, nei pressi del centro storico di Chivasso. I carabinieri hanno provveduto a segnalare alla procura una cinquantina di clienti della banda come assuntori abituali di sostanze stupefacenti.

Lo smercio delle sostanze stupefacenti di norma aveva luogo nelle zone periferiche di Chivasso, ma non di rado l’organizzazione consegnava la droga a domicilio per i clienti più affezionati e affidabili.

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