14/05/2021

Cronaca

Chivasso: il sindaco nelle intercettazioni sulla ‘ndrangheta: “Questa vicenda mi ferisce”

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Il sindaco di Chivasso Claudio Castello è al centro della polemica politica scatenata dalle intercettazioni che lo riguarderebbero emerse nel corso dell’inchiesta denominata “Platinum-Dia” effettuata nei giorni scorsi dalla Dia, dalla Procura di Torino e dalle forze dell’ordine contro la ‘ndrangheta e che è culminata con l’arresto di 30 persone. Le intercettazioni telefoniche, riferite alle elezioni comunali del 2017 hanno provocato un terremoto politico e più d’uno ha chiesto le dimissioni del primo cittadino in relazione a un potenziale commissariamento del Comune da parte della Prefettura di Torino.

In una nota pubblicata sul sito web del comune di Chivasso, Claudio Castello non soltanto si dichiara estraneo alla vicenda ma esprime tutta la sua amarezza per essere finito al centro di roventi polemiche, anche se la maggioranza che lo sostiene ha fatto quadrato esprimendogli tutta la sua solidarietà.

“Ho appreso dai mezzi di comunicazione della importante operazione portata a termine dalle forze di polizia contro la criminalità organizzata sul nostro territorio e frutto dell’indagine svolta dalla Procura della Repubblica – dichiara il sindaco Claudio Castello -. Ho, inoltre, appreso dalle fonti giornalistiche che nella correlata ordinanza di custodia cautelare sarebbero riportate trascrizioni di conversazioni telefoniche che mi vedono ignaro ed inconsapevole protagonista con persona ora sottoposta a misura restrittiva. Dell’accaduto sono profondamente amareggiato ed enormemente dispiaciuto. Dolorosamente dispiaciuto, in quanto sono consapevole che il semplice accostamento del Primo Cittadino a soggetto coinvolto in fatti giudiziari di tale rilievo, hanno un riverbero tremendo sulla città che ho avuto l’onore di rappresentare in questi quattro anni, e per giunta, in un momento delicato come questo caratterizzato dall’emergenza pandemica”.

Nella comunicazione, oltre ad esprimere la sua più totale e ferma fiducia nell’operato della Magistratura, il primo cittadino intende rassicurare la cittadinanza circa la sua onorabilità.

“Ho sempre concepito l’impegno politico ed amministrativo quale atto di restituzione verso la Comunità in cui sono nato e vissuto. Con questo spirito, improntato alla massima disponibilità, ho sempre dialogato con i cittadini tutti in modo serio e responsabile, ritenendo questa la modalità ordinaria di relazione. Vorrei rassicurare tutti i chivassesi che nella mia condotta non c’è mai stato nulla al di fuori della legalità o che possa avere rilevanza penale. Sembra scontato ricordarlo, ma durante una campagna elettorale si parla e si incontrano centinaia di persone: ciò avviene in tutte le tornate elettorali. Ho fatto per anni il consigliere comunale, poi l’assessore ed ho sempre ricevuto i cittadini per dare risposte ai loro problemi. Il mio ufficio in municipio è sempre stato aperto ed il mio cellulare sempre a disposizione della cittadinanza. È il mio modus operandi.

Questa vicenda mi ferisce terribilmente, e ancor di più la città. Città che amo e che da anni si batte e lotta in azioni di cittadinanza attiva contro le mafie e di contrasto ad ogni forma di illegalità. Ho sempre agito nell’esercizio della funzione pubblica in nome della tutela dell’interesse generale, sopportando sacrifici personali e chiedendo sforzi importanti anche alla mia famiglia. Ho un’unica priorità, una priorità assoluta: la fiducia dei cittadini chivassesi nei confronti di chi li amministra.

Sono una persona per bene, lavoratore e appassionato della vita della Città. Nulla di più”.

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