
Chivasso, fiori al murales di Lea Garofalo per ricordare lei e la figlia Denise, due vite segnate dalla lotta alla ’ndrangheta
Un mazzo di fiori deposto davanti al murales dedicato a Lea Garofalo, in viale Vigili del Fuoco, per ricordare il suo sacrificio e quello della figlia Denise Cosco, morta nei giorni scorsi a 35 anni, la stessa età che aveva la madre quando venne assassinata dalla ’ndrangheta.
Oggi, mercoledì 16 settembre, un gruppo di chivassesi, chiamati a raccolta dal circolo locale di Sinistra Italiana/Alleanza Verdi e Sinistra, si è ritrovato davanti all’opera dedicata a Lea Garofalo per un momento di raccoglimento e memoria. Un gesto semplice, affidato ai fiori, per unire idealmente le storie di madre e figlia, entrambe testimoni di giustizia e protagoniste di una durissima scelta di rottura con l’ambiente mafioso nel quale erano state costrette a vivere.
Lea Garofalo venne uccisa nel 2009 dopo essersi ribellata alla ’ndrangheta e aver cercato di costruire per Denise un futuro diverso. La figlia raccolse quella difficile eredità: ancora giovanissima testimoniò nel processo per l’omicidio della madre e si costituì parte civile contro il padre Carlo Cosco, successivamente condannato per l’assassinio di Lea. Denise visse per anni sotto protezione e con una nuova identità.
La sua morte, avvenuta il 10 settembre dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale, ha riaperto una delle pagine più dolorose della lotta alla criminalità organizzata. La Procura di Velletri ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio e disposto accertamenti per ricostruire le ultime ore della donna.
Nel ricordo promosso a Chivasso emerge soprattutto il prezzo altissimo pagato da chi decide di sottrarsi alla logica delle mafie. La vicenda di Denise, sottolineano i promotori dell’iniziativa, richiama alla responsabilità di non dimenticare chi ha scelto di opporsi alla violenza e all’omertà, affrontando conseguenze destinate a segnare profondamente un’intera esistenza.
I fiori lasciati ai piedi del murales diventano così il simbolo di una memoria che unisce Lea e Denise: una madre che cercò la libertà per sé e per sua figlia e una figlia che, dopo l’assassinio della madre, ebbe il coraggio di portare quella scelta fin dentro un’aula di giustizia.