Chivasso, Ferrantello: «La Consulta non sostituisce le forze dell’ordine. Costruiamo la cultura della legalità»

30/07/2026

Negli ultimi mesi la sicurezza è tornata al centro del dibattito politico chivassese. La recente sparatoria di via Paleologi, le mozioni presentate in Consiglio comunale e il crescente confronto tra maggioranza e opposizione hanno riportato sotto i riflettori anche la Consulta della Legalità, organismo consultivo del Comune spesso chiamato in causa nel dibattito pubblico. Il suo presidente, Vincenzo Ferrantello, rompe il silenzio e, in questa intervista, chiarisce il ruolo della Consulta, replica alle critiche mosse dall’opposizione e illustra le attività che l’organismo sta portando avanti e i progetti in programma per i prossimi mesi.

Presidente Ferrantello, la Consulta della Legalità è finita più volte al centro delle polemiche politiche. C’è chi sostiene che sia poco incisiva. Qual è, in realtà, il suo compito?

«La ringrazio perché questa domanda mi permette finalmente di fare chiarezza e riportare il confronto sui binari della realtà. In questi mesi non sono mancate le polemiche e immagino che continueranno, ma credo sia importante ricordare che la Consulta è un organismo apartitico, nel quale convivono sensibilità diverse. Personalmente ho accettato questo incarico investendo tempo ed energie esclusivamente per spirito civico e con la volontà di dare un contributo concreto alla città.

Spesso, però, ci si dimentica cosa prevede il regolamento comunale. La Consulta non è un organismo operativo né un organo di pubblica sicurezza. Ha una funzione consultiva, propositiva e di stimolo nei confronti dell’Amministrazione sui temi della diffusione della cultura della legalità e del contrasto alle mafie. È proprio su questo terreno che stiamo lavorando fin dal mio insediamento. Anzi, se devo essere sincero, talvolta mi sento persino limitato dal regolamento, perché sono convinto che questo organismo potrebbe offrire un supporto ancora maggiore all’Amministrazione.»

Dopo la sparatoria avvenuta in via Paleologi, l’opposizione ha chiesto la convocazione urgente della Consulta. Sarebbe cambiato qualcosa?

«Credo sia necessario distinguere i ruoli. Comprendo perfettamente la preoccupazione suscitata da un episodio tanto grave, ma la gestione di fatti di questo tipo compete alle forze dell’ordine e alla magistratura. Una riunione straordinaria della Consulta non avrebbe modificato quanto accaduto.

C’è anche un altro aspetto che spesso viene ignorato. La Consulta è composta da cittadini che mettono gratuitamente a disposizione il proprio tempo. Tutti hanno un lavoro, una famiglia e impegni personali. Non sempre è semplice raggiungere perfino il numero legale per le sedute ordinarie e questo non per mancanza di interesse, ma perché il loro è un impegno esclusivamente volontario. Convocare d’urgenza una riunione avrebbe probabilmente incontrato le stesse difficoltà organizzative.

Subito dopo la sparatoria, comunque, sono stato tra i primi a proporre ai componenti della Consulta la diffusione di un comunicato stampa. Anche quella scelta è stata oggetto di critiche. È anche per questo che oggi faccio fatica a considerare certe osservazioni come realmente costruttive.»

Lei sostiene che l’attuale dibattito abbia anche una componente politica. Perché?

«La risposta è piuttosto evidente: ci stiamo avvicinando alle elezioni comunali. La Consulta è diventata un bersaglio attraverso il quale colpire l’Amministrazione. Eppure la criminalità organizzata e i problemi legati alla sicurezza non sono certo comparsi negli ultimi due anni. Sono fenomeni che il territorio conosce da decenni.

Mi colpisce che, quando la Consulta aveva un ruolo molto più marginale e di fatto poco operativo, nessuno sollevasse obiezioni sulla sua efficacia. Oggi, invece, che stiamo cercando di renderla uno strumento realmente utile alla città, improvvisamente le aspettative diventano enormi e sembra quasi che debba essere la Consulta a risolvere problemi che competono allo Stato e alle forze dell’ordine.

Trovo sinceramente un peccato che un tema delicato come quello della legalità venga utilizzato come terreno di scontro politico. Noi preferiamo continuare a lavorare.»

In Consiglio comunale si sono confrontate due diverse mozioni sulla sicurezza. Da una parte quella dell’opposizione, che propone un presidio fisso delle forze dell’ordine in stazione, un tavolo permanente coordinato dal sindaco e un coordinamento tra i Comuni del Chivassese e del Canavese. Dall’altra quella presentata dal capogruppo di “Noi per Chivasso”, Adriano Pasteris, sottoscritta dalla maggioranza. Qual è la differenza sostanziale?

«Il tema della sicurezza, soprattutto nell’area della stazione ferroviaria, è assolutamente prioritario. Non a caso rappresenta uno dei sei assi principali del progetto “Riflessi di legalità” promosso dalla Consulta.

Detto questo, credo sia necessario confrontarsi con la realtà. Alcune proposte, come il presidio fisso, si scontrano inevitabilmente con la disponibilità di personale delle forze dell’ordine e con problemi di natura economica e organizzativa. Inoltre, bisogna prestare molta attenzione anche agli aspetti legati alla privacy e alla sostenibilità delle iniziative.

La mozione presentata dalla maggioranza segue invece una strada diversa. Non crea nuovi organismi, ma valorizza uno strumento che esiste già: la Consulta della Legalità. L’obiettivo è trasformarla in un vero osservatorio civico permanente, capace di raccogliere le istanze di cittadini e commercianti attraverso questionari, incontri pubblici e segnalazioni strutturate.

Tra gli obiettivi indicati figurano la tutela del commercio onesto, il monitoraggio della sicurezza urbana, il coinvolgimento preventivo della Consulta nelle strategie comunali sulla legalità, un confronto periodico con il comandante della Polizia Locale e, soprattutto, la redazione entro il primo semestre del 2027 del primo Rapporto civico sulla legalità e sulla sicurezza urbana di Chivasso.

Credo sia un percorso concreto, realizzabile e perfettamente coerente con il ruolo consultivo attribuito alla Consulta.»

Quali saranno invece le attività della Consulta nei prossimi mesi?

«Continueremo semplicemente a fare ciò che stiamo facendo da circa un anno e mezzo. Non mi è mai piaciuto enfatizzare il lavoro svolto, ma forse oggi è necessario raccontarlo di più.

La Consulta è impegnata nel tavolo dedicato al disagio giovanile, ha avviato una collaborazione con il Distretto Urbano del Commercio per sostenere la legalità economica, ha stretto un importante rapporto con Libera, sta sviluppando il progetto “Riflessi di legalità” e sta rafforzando il dialogo con gli istituti scolastici del territorio.

La scuola rappresenta uno degli strumenti più importanti per costruire una vera cultura della legalità. Lavorando quotidianamente con i ragazzi conosco bene le loro esigenze e sono convinto che abbiano bisogno soprattutto di ascolto, esempi concreti e progetti che li coinvolgano direttamente.

Non promettiamo formule miracolose né soluzioni immediate. Continueremo a lavorare con costanza, cercando di dare un contributo concreto alla crescita civile della nostra comunità.»

L’intervista restituisce così la posizione del presidente della Consulta della Legalità, che rivendica il lavoro svolto dall’organismo e respinge le accuse di immobilismo, ribadendo come il suo ruolo sia quello di promuovere la prevenzione e la cultura della legalità, lasciando alle istituzioni competenti il contrasto operativo alla criminalità.

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