
Ceresole Reale, addio a Giuseppina Poletto: per 50 anni storica titolare e anima dell’Hotel Blanchetti
Ceresole Reale saluta una delle sue figure più rappresentative. Si è spenta il 2 aprile 2026, all’età di 79 anni, Giuseppina Poletto, storica anima dell’Hotel Blanchetti, punto di riferimento dell’ospitalità nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
La sua vita è stata profondamente legata all’accoglienza e al territorio. Nata il 6 giugno 1946, rimase orfana a soli 11 anni e venne affidata alla zia Emma Rolando, che all’epoca gestiva l’albergo di famiglia. Proprio tra quelle mura Giuseppina cresce, imparando fin da giovane il valore del lavoro e dell’ospitalità.
Nel 1964 sposa Donato Circio, che sarà poi sindaco di Ceresole Reale dal 1995 al 2000. Per circa un decennio la coppia vive a Torino, dove gestisce un negozio di abbigliamento, mantenendo però sempre saldo il legame con il paese d’origine e con l’attività alberghiera, alla quale Giuseppina continua a dedicarsi soprattutto nei mesi estivi.
La svolta arriva nel 1972, alla scomparsa della zia. Giuseppina e il marito decidono di raccoglierne l’eredità e rilanciare l’attività. Nasce così l’attuale Hotel Blanchetti, inaugurato nel Natale del 1975. Da quel momento, e per oltre mezzo secolo, Poletto ne diventa il volto e il cuore pulsante, contribuendo a trasformarlo in un simbolo dell’accoglienza locale.
Una storia che affonda le radici nel lontano 1832, quando i fratelli Pietro e Giacomo Blanchetti avviarono l’attività, tramandata poi di generazione in generazione. Oggi sono tre le generazioni impegnate a portare avanti questo patrimonio, che dal 2011 può fregiarsi anche del Marchio di qualità del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Giuseppina Poletto lascia il marito Donato e i figli Massimo e Fabrizio. I funerali saranno celebrati martedì 7 aprile alle ore 10 nella chiesa parrocchiale di Ceresole Reale; lunedì 6 aprile alle 20.30 sarà recitato il Santo Rosario.
Con la sua scomparsa, la comunità perde non solo un’imprenditrice, ma una donna che ha saputo fare dell’accoglienza uno stile di vita, contribuendo a scrivere una pagina importante della storia turistica del territorio.