
Caso Konecta, Avetta (Pd): “Il tavolo di confronto è un passo avanti, ma così si impoverisce il Canavese”
La convocazione di un tavolo di confronto con i vertici di Konecta SpA viene accolta con cauta soddisfazione dal consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta, che richiama però l’attenzione sulle pesanti ricadute occupazionali e territoriali legate all’annunciata chiusura della sede di Ivrea, erede della storica Comdata.
«La notizia della convocazione di un tavolo di confronto con i vertici di Konecta SpA rappresenta un piccolo passo avanti – afferma Avetta – così come l’interlocuzione avviata nel merito tra la Regione Piemonte e il sindaco di Ivrea, che si è immediatamente attivato dopo l’annuncio della chiusura della sede cittadina». Un segnale positivo, secondo l’esponente dem, che tuttavia non può esaurire l’azione istituzionale necessaria per affrontare una crisi che rischia di colpire duramente il tessuto socio-economico del Canavese.
Avetta sottolinea come la vicenda Konecta debba essere seguita con la massima attenzione: «Bisogna fare tutto il possibile per scongiurare un ulteriore impoverimento dell’economia canavesana». Proprio per questo il consigliere regionale ha presentato un’interrogazione a Palazzo Lascaris, chiedendo alla Giunta piemontese di attivarsi con strumenti concreti a tutela dell’occupazione.
Particolare preoccupazione viene espressa per il destino dei circa 700 lavoratori della sede di Ivrea, che rischiano di essere costretti al trasferimento su Torino. «Sosterremo la battaglia dei sindacati – prosegue Avetta – perché non è pensabile che centinaia di lavoratrici e lavoratori debbano affrontare quotidianamente costi e disagi di spostamento, a fronte di stipendi già molto esigui». Una prospettiva che, secondo il consigliere regionale, avrebbe effetti pesanti non solo sulle famiglie coinvolte, ma sull’intero territorio.
Da qui l’appello diretto all’azienda: «Non possiamo credere che un player internazionale come Konecta SpA, che vanta clienti di primo piano, sia costretto ad accorpare le sedi di Ivrea e Asti con Torino senza poter proporre un piano industriale alternativo, meno impattante sul territorio e soprattutto più rispettoso dei lavoratori».
Il confronto avviato nelle prossime settimane sarà dunque decisivo per capire se esistano margini per soluzioni diverse dalla chiusura, capaci di salvaguardare occupazione, competenze e un presidio produttivo che da anni rappresenta una realtà significativa per l’economia canavesana.
Francesco Sermone