
Carcere di Ivrea, quarantotto ore di violenza: celle devastate e un agente della polizia penitenziaria ferito
Due giorni di tensione e devastazioni all’interno del carcere di Ivrea, dove tra giovedì 13 e venerdì 14 febbraio un detenuto italiano ha dato in escandescenze provocando gravi danni strutturali e il ferimento di un agente di polizia penitenziaria.
Il primo episodio si è verificato nella mattinata di giovedì nel reparto osservazione. Nel pomeriggio la situazione è degenerata: l’uomo ha sradicato un termosifone dalla parete, utilizzandolo per colpire muri e arredi fino ad aprire un buco nella muratura. Finestre infrante, vetri e calcinacci sul pavimento hanno reso necessario l’intervento immediato degli agenti, entrati in una cella resa pericolosa dai detriti e dal metallo divelto. Il detenuto è stato quindi accompagnato in ospedale, dove però non è stato possibile calmarlo; dimesso, è rientrato in istituto ed è stato trasferito al quarto piano.
La situazione sembrava sotto controllo, ma nel primo pomeriggio di venerdì, intorno alle 14, è esplosa una nuova ondata di violenza. Un’altra cella è stata devastata con infissi divelti e arredi distrutti. Trasferito nella sala d’attesa, il detenuto ha continuato a dare in escandescenze riuscendo a crearsi un varco fino alla rotonda del piano terra, prima di essere definitivamente contenuto.
Il bilancio è pesante: un agente è rimasto ferito durante le operazioni, con una prognosi di sette giorni, mentre i danni materiali hanno reso inutilizzabili più locali detentivi, già provati da criticità strutturali.
Gli uffici superiori sono stati informati e la Direzione avrebbe sollecitato interventi. A denunciare l’accaduto è l’OSAPP. «La situazione è pericolosissima – afferma il segretario generale Leo Beneduci –. Gli agenti operano con organici insufficienti e senza strumenti adeguati».
Il sindacato chiede misure urgenti per la sicurezza del personale e dei detenuti, sottolineando come l’istituto eporediese non possa gestire soggetti ad alta criticità senza adeguati supporti. Restano le celle distrutte, un agente ferito e l’ennesimo campanello d’allarme sulla tenuta del sistema penitenziario locale.
fr.se.