
Cannabis light in Valchiusella, imprenditore condannato a quattro mesi per sforamento dei limiti di Thc
Coltivava cannabis light nel rispetto delle autorizzazioni, ma una parte della marijuana sequestrata presentava valori di Thc di poco superiori allo 0,5 per cento, soglia oltre la quale la normativa italiana considera la sostanza potenzialmente drogante. Tanto è bastato per portare alla condanna a quattro mesi, con pena sospesa, di un imprenditore agricolo di Val di Chy, comparso nei giorni scorsi davanti al tribunale di Ivrea.
Una sentenza che, pur prevedendo una pena lieve, rischia di assumere un peso ben più rilevante per le ricadute sul settore della cannabis light, oggi al centro di un acceso contenzioso normativo. La legge italiana, infatti, più volte modificata negli ultimi anni, ha progressivamente ristretto il perimetro di legalità del comparto, arrivando di fatto a metterne in discussione la sopravvivenza produttiva. Non a caso, lo scorso novembre il Consiglio di Stato ha sospeso il giudizio sulla materia e ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, chiamata a esprimersi sulla legittimità del divieto imposto dall’Italia, aprendo così uno spiraglio sul futuro del settore.
Il caso dell’imprenditore della Valchiusella nasce da un sequestro effettuato dai carabinieri di Vico Canavese: su circa 80 chili di piante analizzate, solo il 13-14 per cento presentava un contenuto di Thc leggermente superiore al limite consentito. Un dato che, secondo i tecnici, potrebbe essere stato influenzato anche da fattori indipendenti dalla volontà del coltivatore, come le condizioni ambientali o il momento della raccolta.
Un elemento che, tuttavia, non ha modificato l’impianto del processo di primo grado. Il pubblico ministero, pur riconoscendo la “lieve entità” del fatto, aveva chiesto una condanna a otto mesi con pena sospesa. Il giudice ha accolto l’impostazione dell’accusa, riducendo però la pena a quattro mesi.
La vicenda riaccende il dibattito su una normativa considerata da molti operatori del settore incerta e penalizzante, in un contesto in cui anche minimi scostamenti dai limiti fissati possono trasformare un’attività formalmente legale in un reato penale, con conseguenze rilevanti per imprenditori e lavoratori del comparto.
F.S.