
Canavese: primo ciak del docufilm su Giuseppe Destefanis: la memoria diventa cinema in Canavese
Prenderanno ufficialmente il via sabato 31 gennaio le riprese della docufiction “Giuseppe Destefanis – Un’eredità di pietra e cuore”, progetto cinematografico di forte valore storico e culturale dedicato alla figura dell’ingegnere Giuseppe Destefanis (1861–1926), protagonista silenzioso ma determinante della storia canavesana. L’opera, promossa dai Comuni di Front e Vauda Canavese e diretta dal regista Eraldo Enrietti, nasce con l’obiettivo di restituire alla memoria collettiva un uomo che ha saputo coniugare competenza tecnica, rigore etico e un’eccezionale visione civile, lasciando un’impronta profonda nel patrimonio architettonico e sociale del Piemonte.
Proprio per il valore del progetto, la Regione Piemonte ha concesso il patrocinio e la Film Commission Torino Piemonte ha garantito il proprio sostegno operativo. Il film adotterà una struttura narrativa originale, in cui materiali d’archivio, voce fuori campo e scene di docufiction si intrecceranno per raccontare non solo le opere di Destefanis, ma soprattutto il suo modo di intendere il progresso come servizio alla comunità, lontano da ogni forma di protagonismo. Le riprese toccheranno luoghi simbolo legati alla sua vita e al suo lavoro, tra Front Canavese, Vauda Inferiore e Torino, territori che ancora conservano le tracce di una ingegneria pensata come atto civile prima che tecnico.
Grande spazio sarà riservato alla dimensione umana dell’ingegnere: l’infanzia segnata dalla perdita del padre, il legame con la madre, gli studi tra Torino e Padova, le difficoltà degli inizi e l’affermazione professionale, fino alla scelta che ne ha definito l’eredità morale, ovvero la decisione di destinare il proprio patrimonio al bene pubblico, vivendo con sobrietà e lasciando un testamento che rappresenta uno dei più alti esempi di filantropia del territorio.
Il film, che uscirà il 13 ottobre 2026, a cento anni esatti dalla morte di Destefanis, non sarà soltanto un racconto biografico, ma una riflessione sul valore della memoria e sul significato del lascito individuale, con una forte vocazione educativa destinata a scuole, festival e rassegne culturali.
Eraldo Enrietti, quando ha capito che la storia di Giuseppe Destefanis meritava un film?
C’è stato un momento preciso: leggendo il contenuto del suo testamento. Un uomo che muore in povertà per scelta, dopo aver donato tutto agli altri, ti obbliga a fermarti. Ho sentito che non era solo una biografia da raccontare, ma una lezione di umanità da condividere.
Che tipo di emozione l’ha accompagnato durante la preparazione del film?
Un misto di rispetto e responsabilità. Destefanis non è un personaggio “epico” nel senso tradizionale, ma è profondamente eroico nelle sue rinunce. Ogni scena nasce con la domanda: sto restituendo davvero la sua verità?
Cosa rappresenta il primo ciak di sabato 31 gennaio?
È un momento molto intimo, più che tecnico. È come dire: “Adesso ci prendiamo cura di questa storia”. Ogni primo ciak porta con sé un’emozione forte, ma qui c’è anche il peso della memoria collettiva.
Se Giuseppe Destefanis potesse vedere questo film, cosa vorrebbe dirgli?
Che la sua generosità non è stata dimenticata. Che il bene che ha seminato continua a parlare. E che, attraverso il cinema, il suo esempio può ancora ispirare qualcuno a guardare oltre se stesso.
In una frase sola: cos’è questo film per lei?
Un atto di gratitudine verso un uomo che ha costruito con la pietra, ma soprattutto con il cuore.
f.s.