
Albiano d’Ivrea: è morto fratel Enzo Bianchi, fondatore di Bose: il commosso ricordo del vescovo Salera
Il Canavese e la Chiesa eporediese salutano fratel Enzo Bianchi, morto all’età di 83 anni. Fondatore della Comunità monastica di Bose e, negli ultimi anni, membro della fraternità Casa della Madia di Albiano d’Ivrea, Bianchi è stato una delle figure più conosciute del monachesimo contemporaneo, protagonista per decenni del dibattito religioso, culturale ed ecumenico.
A ricordarlo con particolare intensità è il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera, che fin dalle prime ore dopo la notizia ha affidato Bianchi alla preghiera della diocesi. «La notizia della morte di fratel Enzo Bianchi ci ha raggiunti e fin da subito abbiamo voluto accompagnarlo affidandolo al Signore», scrive il vescovo, ricordando una vita trascorsa nella ricerca di Dio e nella volontà di condividere con gli altri le ricchezze della fede.
Salera sottolinea soprattutto l’insistenza di Bianchi sul tema della misericordia, ma anche il ruolo avuto nella vita della Chiesa italiana fin dagli anni del Concilio Vaticano II, prima a Bose e poi ad Albiano. I suoi libri, le riflessioni sulla Parola di Dio e gli interventi dedicati alla società civile hanno alimentato per decenni confronti, consensi e discussioni.
Centrale, nel suo percorso, fu l’ecumenismo. «Ha proposto un modo nuovo di vivere la vita monastica alla ricerca della Verità», osserva ancora il vescovo, ricordando la capacità di Bianchi di incontrare persone molto diverse offrendo stimoli spirituali, ma anche riflessioni critiche sui grandi interrogativi dell’uomo contemporaneo.
Nato a Castel Boglione, nell’Astigiano, alla fine del 1965 Bianchi raggiunse Bose, frazione allora quasi abbandonata di Magnano, sulla Serra di Ivrea, per dare vita a un’esperienza monastica. Nel 1968 arrivarono i primi fratelli e sorelle e nacque la comunità della quale fu priore fino al gennaio 2017.
Nel 1983 fondò le Edizioni Qiqajon e nel corso degli anni fu chiamato a collaborare con organismi ecclesiali e a partecipare a diversi Sinodi dei vescovi. Ricevette inoltre due lauree honoris causa e numerosi riconoscimenti per l’attività culturale ed ecumenica.
Nel congedarsi da lui, monsignor Salera sceglie infine parole che vanno oltre qualsiasi bilancio terreno: davanti alla morte, osserva, ogni considerazione deve lasciare spazio al mistero della persona e alla salvezza di Dio, che Bianchi ricordava non essere determinata dai meriti dell’uomo.
Poi l’ultimo saluto: «Buon cammino, fratel Enzo: l’abbraccio del Padre Misericordioso ti sorprenda e ti accompagni».