
A Settimo il medico cessa l’attività e nessuno è disposto a sostituirlo. Avetta (Pd): “Situazione drammatica”
Il caso di Settimo Torinese riaccende il confronto politico sulla tenuta della medicina territoriale in Piemonte. A sollevare la questione sono i consiglieri regionali del Partito Democratico Daniele Valle e Alberto Avetta, che hanno presentato un’interrogazione in Consiglio regionale dopo la cessazione dell’attività della dottoressa Sara Capogreco, medico di famiglia in servizio nella città dell’area metropolitana torinese.
La comunicazione inviata dall’Asl TO4 ai cittadini, con la quale si informa che nessun altro medico si è reso disponibile a subentrare, viene definita dagli esponenti dem «una dichiarazione di fallimento della sanità pubblica». Secondo Valle e Avetta, il problema non riguarda più soltanto aree interne o piccoli centri: «Se una città di 45mila abitanti resta senza un medico di base, significa che la criticità è ormai strutturale».
I consiglieri regionali richiamano inoltre il quadro nazionale e regionale delle carenze: nel 2026, evidenziano, andranno in pensione 11.400 medici di famiglia in Italia, mentre in Piemonte 765 professionisti hanno già raggiunto o raggiungeranno i 70 anni, età pensionabile. Numeri che, secondo il Pd, rendono evidente la necessità di una programmazione sanitaria più incisiva.
Nel mirino anche le politiche regionali sulla sanità territoriale. «La medicina di prossimità, indicata come priorità durante la pandemia, oggi non sembra più al centro dell’agenda», sostengono Valle e Avetta, che chiedono alla Giunta guidata da Alberto Cirio come intenda affrontare la situazione, criticando al contempo il rischio che le nuove Case della Salute restino prive di personale.
L’AslTO4, dal canto suo, ha garantito la continuità assistenziale attraverso un sistema di turnazione tra i medici disponibili, che assicureranno visite e prescrizioni ai pazienti rimasti senza titolare. Una soluzione che però, secondo i consiglieri dem, rappresenta solo «una toppa provvisoria».
«Non si può basare il diritto alla salute di un’intera città sulla disponibilità di pochi professionisti – concludono –. Servono investimenti e una pianificazione strutturata. Auspichiamo che il caso Settimo apra un confronto reale in Consiglio regionale, oltre gli annunci».
Fr.Se.